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Sabato, 27 Maggio 2017 23:14

Sai fischiare?

Sai fischiare?… e il cuore di Bartolomeo Garelli viene intercettato! Una domanda che aprì al sorriso il volto del ragazzo e rese il cuore di don Bosco più vicino e amico. Una domanda sgorgata dall’amore educativo di un prete che ha segnato la storia e che è conosciuto per l’“oratorio”, opera matrice e sintesi del cuore apostolico di Don Bosco, frutto maturo dei suoi sforzi, come affermò Don Egidio Viganò nel 1988.

 

Quel “Sai fischiare?” a Mornese diventerà la presenza di Maria Domenica che “attirava le ragazze come la calamita attira il ferro” e che aveva ben compreso il segreto dell’oratorio come l’arte di “farsi voler bene dalle giovani”.
Un cortile dove don Bosco sfidava e vinceva i giovani dell’oratorio nella corsa, lui ormai cinquant’anni sulle spalle, correva e vinceva! Andava avanti fino alla temerità, bruciava la sua vita su tutti i fronti per portare un solo cuore a Dio. Un cortile, don Bosco e le sue visioni! La Patagonia e le pianure argentine, le Ande e la Terra del Fuoco, spazi immensi e lavoro incessante, rischi e avventura, coraggio e fermezza, uomini e donne che attraversarono l’oceano con un grande ideale nel cuore! Visioni, non miraggi, promesse, non parole al vento: sognatori che avrebbero speso la vita con i giovani per l’ideale del Vangelo.
Don Bosco e Maria Domenica sapevano infiammare l’esistenza di senso e scatenare i giovani ad affrontare qualsiasi sacrificio per portare un cuore a Dio: creatività, giochi, spettacoli, sogni scritti nei cuori! Li amavano i giovani e li trascinavano: con loro aprivano strade nuove, cercavano soluzioni, a loro si affidavano. Non temevano i giovani, la loro energia, le loro idee, le loro rivoluzioni: erano più giovani di loro, erano un passo avanti a loro! Disposti a cambiare, pronti a qualsiasi fatica, giovani, per sempre, oltre le leggi della natura: attiravano per la pienezza di amore soprannaturale che divampava loro in cuore. “Basta che siate giovani perché vi ami assai”: è ridare il privilegio ai giovani, è aprire i loro cuori, è amare ciò che a loro piace! Un uomo e una donna e tanti altri e altre con loro che amando i giovani si sono fatti santi, hanno scoperto la via di farsi santi amando ciò che piace ai giovani.
Il cortile, luogo della sfida educativa, dell’esplicitazione dell’amore pastorale fino a consumarsi totalmente per i giovani. Il cortile che oggi è strade, piazze, incontri, contatti, periferie, palestre, aule, case, un cortile che accoglie e invita ad uscire, un cortile che intercetta la vita, le domande, le esigenze, le fatiche, le confusioni, i sì e i no di fanciulli, adolescenti, giovani.
Lo stile di relazione e il cortile dove ancora, nel mondo, si giocano la nostra predilezione dei giovani, quel cercarli e raggiungerli là dove stanno, dove si muovono, dove cercano, vivacchiano, rispondono, credono: lì il cuore oratoriano vibra, vive ed esprime quel caratteristico atteggiamento pastorale che qualifica il dinamismo permanente di ogni presenza, opera, ambiente educativo di don Bosco e di madre Mazzarello.
Una domanda e il cortile che segnano una comunicazione per scelte operative, concrete, di comunità educanti appassionate, che mettono l’educazione alla radice del loro sapere, del loro operare, del loro lavorare insieme con umiltà e fiducia.
Sai fischiare?, il cortile e quel Da mihi animas detto con la vita, coniugato con la bontà del cuore che attira i giovani, che parla di Gesù anche quando non lo si conosce: quel Gesù buono, mite e umile di cuore, attorniato dai bambini e contento di stare in mezzo a loro.
È una riflessione seria quella che il CG XXIII ci ha consegnato per restituire all’oratorio l’identità originale, riproducendo la concretezza integrale dell’oratorio-centro giovanile, a partire dal contatto spontaneo, genuino, libero, amichevole, partecipativo tra giovani ed educatori, educatrici.


“L’Oratorio-Centro giovanile è il luogo privilegiato di esperienza missionaria e vocazionale”.


Cuore oratoriano ed “Evangelii Gaudium”

Il cuore oratoriano è in piena sintonia con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (cfr. n. 46-49): è bello e incoraggiante percepire questa assonanza, tipicamente evangelica, quando Papa Francesco presenta la Chiesa come una madre dal cuore aperto, che esce verso gli altri per giungere alle periferie umane. Questo non vuol dire correre verso il mondo giovanile senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare oppure rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è un cuore che rimane aperto, così che il figlio prodigo, quando ritornerà, possa entrare senza difficoltà. E se qualche giovane si avvicina cercando Dio, non s’incontrerà con la freddezza di una porta chiusa: tutti possono far parte della comunità ecclesiale. La partecipazione alla vita sacramentale non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli, con le conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia, quali “facilitatori della grazia”. Così il cortile diventa ‘casa del Padre’ dove c’è posto per ciascun e ciascuna giovane con la loro vita così com’è.
In sintonia con l’Evangelii Gaudium, il cuore oratoriano è ‘dinamismo missionario’ per arrivare a tutti, privilegiando − secondo il Vangelo − non tanto gli amici, i vicini, i ‘buoni’, bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, coloro che non hanno da ricambiare. Come i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo, così i giovani poveri, abbandonati, soli, a rischio, lontani sono i privilegiati dal cuore oratoriano: l’annuncio del vangelo è rivolto gratuitamente ad essi quale segno del Regno che Gesù è venuto a portare.
Il ‘cuore oratoriano’ esce, esce sempre da sé, rompe schemi di pigrizia, di paura, di sicurezze, comodità e indecisioni, esce ad offrire la vita di Gesù Cristo a tutti i piccoli, gli adolescenti, i giovani di culture, lingue, religioni, etnie diverse. Il cuore oratoriano esce, incontra, si coinvolge, comunica, opera, tocca senza vergogna le ferite di chi soffre… perché è santamente inquieto e preoccupato in coscienza poiché tanti e tante giovani vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare».


“La forza profetica del cuore oratoriano rende le comunità educanti più audaci, creative, flessibili”.


Kairós oratoriano

Siamo convinte che dobbiamo aiutarci a riscoprire la forza trasformante dell’educazione. Non è alternativa all’evangelizzazione e neanche strumento per o di evangelizzazione: è una sua dimensione irrinunciabile ed una condizione per restituire al vangelo il dono di essere bella notizia per la vita e la speranza. Siamo testimoni ed eredi di questa preziosa storia del cuore oratoriano che ha raggiunto tanti popoli. Siamo certe che Dio, attraverso le figlie e i figli di don Bosco e Maria Domenica, continua a chiamare uomini e donne affinché, con il loro sì, s’impegnino nell’avventura di vivere il Da mihi animas coetera tolle in risposta alle sfide del mondo odierno. Siamo chiamate a condividere questo dono con coloro che desiderano entrare nella “tenda della Famiglia Salesiana”, tirata su, là dove incontriamo i giovani. Portiamo nel cuore il desiderio che le giovani di oggi, raggiunte da tante proposte di vita, possano trovare nella opzione del cuore oratoriano la ricerca di un senso per cui valga la pena donarsi a Gesù Buon Pastore, perché arda il suo amore nel mondo giovanile.
Centosettantacinque anni di cuore oratoriano… e li dimostra tutti! È Dio che ci permette di vivere il kairós oratoriano, tempo di grazia che racchiude incontri, volti, nomi, che dischiude capitoli di vita nuova che animano l’economia, la gestione cosciente e responsabile dei beni nella casa comune, i diritti delle persone e dei popoli: là dove vibra il cuore oratoriano, si spalancano orizzonti di bene. È una preziosa eredità cui attingere e da cui ripartire, consapevoli che il battito del nostro cuore è per i giovani e dalla loro vitalità siamo costantemente rinnovate nel nostro andare ovunque Cristo ci invii, come sorelle e madri dell’umanità giovane. Con coraggio, radicalità e umile accompagnamento.

“L’Oratorio-Centro giovanile è un modo per concretizzare l’attenzione alle diverse periferie, creando solidarietà tra i giovani e dando opportunità di crescita anche attraverso esperienze di economia solidale”
(Atti n. 74)

 

Progetto Oratorio-Centro giovanile
Ecco il tuo campo, il processo di formazione, riflessione e azione, che dagli Orientamenti del CG XXIII, è in corso per:
- incoraggiare il rilancio dell’OCG, luogo di crescita vocazionale per FMA, educatori/educatrici e giovani;
- potenziare la crescita e promuovere la nascita di “OCG in uscita” per andare a cercare i giovani come faceva don Bosco;
- socializzare esperienze e progetti innovativi, proposte creative e buone prassi oratoriane.

Elena Rastello
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