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Sabato, 27 Maggio 2017 18:29

Un nuovo stile di vita

Avviare una conversione ecologica che porti ad assumere un nuovo stile di vita è una proposta audace e impegnativa e forse è la chiave per sconfiggere la cultura dello scarto. Il consumismo, infatti, può essere debellato mediante un’educazione alla responsabilità personale e comunitaria nella cura della ‘casa comune’.

 

Debellare il consumismo

La cultura dello scarto è uno dei temi portanti dell’enciclica Laudato Si’ e può essere adoperato come uno strumento di analisi della situazione mondiale odierna. La cultura dello scarto e lo stile di vita consumistico evidenziano, infatti, il modo di funzionare del sistema economico dominante, il cui centro è il “dio” denaro e non la persona umana.
Allo stesso modo, quando l’essere umano pone se stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti e tutto il resto diventa relativo. Perciò, insieme all’onnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppa un relativismo pratico, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati. Si riscontra così che un antropocentrismo deviato dà luogo a uno stile di vita deviato (n.122).

Avviare una conversione ecologica

La conversione ecologica diventa il punto nodale per debellare il consumismo e creare un’autentica cultura ecologica che si rispecchi in un nuovo stile di vita. Solo quando si supera l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella società (n. 208).
“In questo senso – afferma il Papa – la cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi riguardanti il degrado ambientale, l’esaurimento delle riserve naturali e l’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico” (n.111).
La conversione ecologica prospetta il futuro, la strada da seguire per riportare la terra, la convivenza umana e la convivenza dell’essere umano con l’ambiente, entro i limiti della sostenibilità.

Promuovere uno stile di vita alternativo

La consapevolezza della gravità della crisi culturale ed ecologica che attraversa l’umanità oggi, dovrebbe tradursi in nuove abitudini. Molti sanno che il progresso attuale e il semplice accumulo di oggetti o piaceri non bastano per dare senso e gioia al cuore umano, tuttavia non si sentono capaci di rinunciare a quanto il mercato offre loro. Si crea e si diffonde così una cultura consumistica che massifica le persone e le obbliga, in certo senso, a comportarsi nello stesso modo. Nei Paesi che dovrebbero produrre i maggiori cambiamenti di abitudini di consumo, i giovani hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso. Alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell’ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere che rende difficile la maturazione di altre abitudini. Per questo ci troviamo davanti ad una sfida educativa che implica promuovere un nuovo stile di vita (n. 209).

“La società odierna non troverà soluzione al problema ecologico, se non rivedrà seriamente il suo stile di vita. L’austerità, la temperanza, l’autodisciplina devono informare la vita di ogni giorno”  (Giovanni Paolo II)

Lo stile di vita si costruisce

Lo stile di vita esteriorizza l’immagine di sé privata e pubblica, consapevole e intenzionale, intima e comunicativa, che ogni persona assume ed esprime. Come ogni forma esistenziale, lo stile di vita si costruisce, matura, cambia relativamente.
Dal punto di vista pedagogico, lo stile di vita può essere inteso come parte dei contenuti dell’educazione, nasce dai suoi metodi, qualifica i risultati possessivi. In questo senso lo stile di vita è educabile; esso attraversa fasi di imitazione ripetitiva, di critica o rifiuto, di ricerca e prova, di creatività originale e personale. La testimonianza degli adulti incide sulla concezione di vita, sull’orizzonte di valori di chi si trova in fase di crescita (Gianola P., in Dizionario di Scienze dell’Educazione, LAS 2008).


“Come ogni forma esistenziale, lo stile di vita si costruisce, matura, cambia relativamente”  (Gianola P.)

Ruolo della famiglia

La famiglia è il luogo della formazione integrale, dove si dispiegano i diversi aspetti, intimamente relazionati tra loro, della maturazione personale. Nel processo di educazione ambientale, la famiglia ha un ruolo fondamentale, perché è il primo luogo dove si imparano a coltivare le prime abitudini di amore, di cura per la vita e di tutti i «piccoli gesti di sincera cortesia che aiutano a costruire una cultura della vita condivisa e del rispetto per quanto ci circonda» (n. 213). La famiglia diventa maestra della gratuità del dono, dello stupore di fronte alla bellezza del Creato, della lode e della gratitudine.

Educare al consumo critico e responsabile

Davanti al consumismo compulsivo del mercato che coinvolge le persone nel vortice degli acquisti e delle spese superflue, Papa Francesco ricorda che «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico», quindi dipende dalla responsabilità sociale dei consumatori. Pertanto, chiama in causa i comportamenti e gli atteggiamenti personali (n. 206). La via ideale per rispondere in modo significativo a questa chiamata è appunto investire nell’educazione per aiutare le nuove generazioni a diventare consumatori responsabili.
In che consiste il consumo critico? Si tratta di coltivare la capacità di orientare la scelta dei propri acquisti tenendo presenti gli effetti ambientali e sociali. In altri termini, occorre prendere in considerazione la storia della produzione del prodotto e il comportamento delle imprese che lo forniscono. Questa attenzione deve diventare un atteggiamento permanente che permetta da una parte di ridurre l’impatto ambientale e sociale, e dall’altra di «esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale» (n. 206). Questo è uno degli atteggiamenti necessari che dimostrano la responsabilità ambientale.


“Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale” (Laudato sì’ n. 206)

Educare alla responsabilità ambientale

Al numero 211 dell’Enciclica, il Papa invita ad assumere il compito della cura del creato con piccole azioni quotidiane che affida all’educazione alla responsabilità ambientale. Infatti, secondo il Pontefice, è una via sicura per promuovere «vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via». È un modo di vivere pienamente la propria umanità nella logica di una creatività generosa che esprime amore e solidarietà.

Julia Arciniegas – Martha Séïde
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