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Venerdì, 26 Ottobre 2018 14:01

La nonviolenza per la sostenibilità

Qual è il rapporto tra nonviolenza e sviluppo sostenibile nei nostri giorni? Questa domanda, impegnativa e ineludibile, esige innanzitutto una chiarificazione sul collegamento tra i due ambiti. Il contributo mette in rilievo un legame di stretta collaborazione verso traguardi di cambiamento. La via dell’innovazione è tracciata dal progetto “Io Posso”, i bambini e i giovani del mondo affrontano le sfide della Laudato si’ e gli Obiettivi dell’agenda 2030.

 

Un rapporto segnato dalla reciprocità

«Una cultura della nonviolenza inizia dal rispetto per gli altri, ma non finisce qui. Per coltivare la pace, dobbiamo rispettare la natura», affermava Ban Ki-moon in occasione della Giornata Internazionale della nonviolenza (2 ottobre 2017), e citando lo stesso Gandhi: «La Terra fornisce abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ognuno, ma non l’avidità di ognuno». Da queste affermazioni si costata come nonviolenza e sostenibilità si trovano in uno stretto rapporto di interazione reciproca.

L’Istituto di Ricerca sulla sostenibilità, ribadisce che si tratta di uno stile di vita fondato sulla centralità della persona; ne deriva il totale rifiuto di ogni forma di violenza, la visione coincidente di mezzi e fini, la necessità d’impegno per il pieno soddisfacimento dei bisogni umani fondamentali. Dunque, la nonviolenza intesa come forza positiva della giustizia e della responsabilità, si manifesta anche attraverso il rifiuto della passività e dell’indifferenza, dello sfruttamento intensivo della terra, dell’inquinamento e dello spreco, in particolare della guerra che ha un impatto ambientale semplicemente devastante. In questo senso la nonviolenza va sempre coltivata per una nuova sostenibilità.

Verso una sostenibilità rinnovata

La sostenibilità deve essere compresa nel marco di un concetto ampio di sviluppo, il cui obiettivo è il benessere integrale dell’umanità intera, di ogni persona e di tutta la persona (cf Populorum progressio 14).

La sostenibilità, come afferma E. Giovannini, è consentire alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare la possibilità che la generazione futura faccia altrettanto. Se l’attuale generazione sfrutta il capitale fisico, finanziario, sociale, naturale e umano che spetterebbe alle generazioni future per soddisfare i propri bisogni, vuol dire che quella generazione è su un sentiero di non sostenibilità. Con la firma dell’Agenda 2030 la sostenibilità ha assunto un significato preciso, articolato e complesso con lo scopo di trasformare la situazione attuale verso un cambiamento a misura della persona.

Un percorso di cambiamento: gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Secondo gli esperti, in termini pratici, la sostenibilità esige il raggiungimento dei 17 obiettivi fissati nell’Agenda 2030, con i rispettivi 169 target e i 240 indicatori. Il modello attuale è insostenibile dal punto di vista sociale, ambientale, economico. Serve una transizione: l’innovazione e la tecnica devono essere finalizzate al benessere sociale; il cambiamento deve essere produttivo, cioè generare profitti equi, tendere al rispetto dello spazio gestito e delle risorse naturali, garantire a tutta la popolazione un livello di vita accettabile, equa, inclusiva.

L’Agenda 2030 è lo strumento per guidare questo cambiamento: impegna governi, società civile e singoli verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile. “Guidare il cambiamento è una promessa fatta dai leader di tutti i Paesi delle Nazioni Unite a tutti i popoli. È un’Agenda per le persone, per porre fine alla povertà in tutte le sue forme, un’Agenda per il pianeta, la nostra casa comune” (Ban Ki-moon).

Nella stessa prospettiva, Papa Francesco afferma che «la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare [...]. L’umanità possiede ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano come è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi» (LS n.3).

Come rispondere a questa sfida perché l’agenda 2030 possa effettivamente raggiungere le mete proposte? Quali strategie attivare perché l’umanità possa utilizzare in modo ottimo le proprie potenzialità per rispondere alla domanda di cambiamento dei giovani?

“Io posso”, un progetto educativo per cambiare il mondo

Il progetto “Io posso”, lanciato dall’OIEC (Office International dell’Enseignement Catholique) di cui l’Istituto FMA è membro associato, intende rispondere alle sollecitazioni della Lettera Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco sulla cura della casa comune, tenendo presenti anche gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. Questo progetto è elaborato con il patrocinio della Congregazione per l’Educazione cattolica, con la collaborazione dell’Unione Internazionale delle Superiori Generali, l’Unione dei Superiori Generali e di altre Associazioni ed organizzazioni educative.

Dal titolo del progetto, si vuole sottolineare il protagonismo dei bambini e dei giovani delle scuole e centri educativi con la convinzione che i bambini e i giovani hanno solo bisogno di un’opportunità per cambiare il mondo. Gli insegnanti e gli educatori sono chiamati ad accompagnarli a identificare una sfida che affronteranno in modo critico, creativo, collaborativo e comunicativo mettendoci il cuore, la testa, le mani e i piedi secondo la metodologia del Design for Change (DFC).

Design for Change: una metodologia per la leadership

La metodologia, nata nel 2001 nella città di Gandhi, chiamata Ahmedabad all’ovest dell’India da Kiran Bir Sethi, è diventata ormai un movimento internazionale presente in 65 nazioni con risultati ottimi di trasformazione e miglioramento delle persone e dei contesti in cui vivono garantendo l’eccellenza educativa.

«Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro semplici fasi: sentire la necessità o i problemi; immaginare nuove soluzioni; agire e costruire il cambiamento; condividere la storia per contagiare e ispirare più persone possibili. L’obiettivo è quello di realizzare una catena mondiale di bambini e giovani in azione e cambiare passo dopo passo il mondo. Per farlo si mettono in gioco quattro competenze basilari - le quattro C pedagogiche -: pensiero critico, creatività, collaborazione, comunicazione» (cf Guida Pedagogica “Io posso”). Questa metodologia proposta alla scuola cattolica è un’opportunità per coltivare i talenti e promuovere l’imprenditorialità sociale dei bambini e dei giovani nella visione dell’umanesimo solidale.

Le scuole cattoliche unite per la sostenibilità

Per la diffusione del progetto, l’OIEC ha elaborato un calendario a quattro tappe che permetteranno di assicurare la formazione degli insegnanti, la realizzazione di progetti di cambiamento, la celebrazione e la condivisione delle esperienze più significative. Sarà un’occasione perché i bambini e i giovani possano raccontare al mondo cosa fare per curare e migliorare la “casa comune”. Così, si può creare una rete mondiale di bambini e giovani che cambiano loro stessi, il loro contesto costruendo un mondo più umano, solidario e ecologico.

Secondo questo approccio, il progetto “Io posso” è in perfetta sintonia con i valori della sostenibilità in tutti i suoi aspetti e di conseguenza è un contributo essenziale per la cultura della nonviolenza.

Insieme possiamo cambiare il mondo

Il Segretario generale, Philippe Richard afferma che con questo progetto, «La OIEC si è impegnata con la Congregazione per l’Educazione Cattolica a rispondere alle sfide della Laudato si’, nella sua rete di 210.000 scuole presenti in più di cento paesi. La metodologia Design For Change ci aiuterà a promuovere la trasformazione delle persone e dei loro contesti grazie all’educazione.

Il mondo, il nostro mondo, deve cambiare, e sono le generazioni più giovani che devono dirlo e, ancor meglio, farlo. Noi educatori cattolici, dobbiamo accompagnare questi giovani nel loro lavoro di costruzione di una casa comune, di pace e di giustizia internazionale, di sviluppo sostenibile e di lotta alla povertà. DFC è uno strumento meraviglioso per questo».

Tutte le comunità educanti sono, quindi, invitate a entrare nella rete non solo come scuole cattoliche, ma sopratutto continuando a realizzare storie significative di cambiamenti promuovendo sempre più il protagonismo infantile e giovanile, affinché la nonviolenza abbracci la sostenibilità.

Julia Arciniegas - Martha Séïde
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