Una Chiesa “in uscita”

Articolo_In_esodo_2019-08-15
«Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione» (Mt 9,35-36). Guardare a Cristo, missionario del Padre, per annunciare secondo il suo stile: un modo di essere, di agire, di procedere conforme al Vangelo che si annuncia, per essere evangelizzatori credibili e per annunciare Cristo Gesù che ci ha cambiato la vita.

Gesù spende molto più tempo con i suoi discepoli per educarli ad uno stile di vita semplice, sobrio, senza potere, pacifico, accogliente, compassionevole, profetico… piuttosto che per insegnare loro tutti i contenuti del Kerigma. Bisogna entrare, dunque, nella triplice dinamica del vedere, commuoversi e agire, atteggiamenti che hanno contraddistinto la vita e la missione stessa di Gesù. Vedere significa essere attenti a ciò che accade nel mondo, aperti alla realtà che ci circonda per scoprire il passaggio di Dio nella storia. Commuoversi è vivere con viscere di misericordia, vicini a chi è piccolo e bisognoso – «sbarcando vide molta folla e si commosse per loro» (Mc 6, 34). Agire è accendere la speranza e narrare salvezza.

“In uscita”, spalancando le porte che non sono solo quelle della Chiesa, ma delle stanze di vita quotidiana dove la gente si ferma e riparte. Il Vangelo è qui in mezzo alle paure dei poveri, negli incontri tra amici dove si scambiano confidenze e preoccupazioni, nei colloqui che nascono per caso.

Che cosa comporta per le nostre comunità educanti, e per ciascuno di noi, far parte di una Chiesa in uscita?

Prendere l’iniziativa, andare incontro, cercare i lontani, per offrire vita, solidarietà, diritti; coinvolgersi, entrare in simpatia e in empatia, abbassarsi, inginocchiarsi, accorciare le distanze; accompagnare con pazienza tutte le fasi e le situazioni della vita dell’umanità; dare frutti di vita nuova e prendersi cura, manifestare, attraverso la vita, tutta l’energia liberatrice e rinnovatrice della Parola; festeggiare e celebrare ogni passo avanti nell’evangelizzazione e nell’offerta dell’amore di Dio per «rendere il mondo più umano» (GS 40).

 

Annunciare, testimoniare, servire

“Siamo segnati dal carisma educativo, c’identifichiamo con la predilezione di Gesù per i poveri e i piccoli, con l’atteggiamento del Buon Pastore, con la sollecitudine di ascoltare, amare, soccorrere e servire. Cristo, mandato dal Padre, è il nostro modello di azione apostolica e missionaria” (cf C 26).

Qual è la nostra missione possibile? L’amore alla Chiesa si traduce in un atteggiamento di ascolto, di fedeltà e di servizio attento e premuroso ad essa. Essere “in cammino” si esprime nell’apertura ai bisogni della Chiesa e del mondo, con cuore e mentalità missionaria.

Papa Francesco scrive nell’Evangelii Gaudium (n. 273): «Bisogna riconoscere se stessi marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare»”.

E per impostare la propria vita come una missione bisogna assolutamente sforzarsi di passare dalla cultura dell’io alla cultura del noi, decidendo “nel profondo di essere con gli altri e per gli altri” al servizio degli altri. Siamo chiamati, ad essere luce e benedizione, vita e liberazione per gli altri. Sull’esempio di Cristo che “passò dovunque facendo del bene” (At 10,38).

 

Gabriella Imperatore, FMA
gimperatore@cgfma.org

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