Nel mondo di oggi, saturo di informazioni e segnato dalla manipolazione dei media, la paura viene utilizzata come strategia di controllo. Le persone hanno paura della violenza, hanno paura di essere escluse, disconnesse, hanno paura di non essere ascoltate, la paura è una parola d’ordine. La paura erige muri, suscita indifferenza verso chi è sconosciuto e quindi può rappresentare una minaccia. Porta le persone a cercare chi la pensa come loro e a preferire un passato idealizzato, prendendo le distanze e considerando ostile chi la pensa diversamente e che minaccia le tradizioni ritenute un porto sicuro contro un presente di insicurezze. Il sentimento di paura è il seme del nazionalismo, del fondamentalismo e delle ideologie conservatrici e aggressive come il fascismo.
Pertanto, si può dire che la paura è la grande antagonista del sogno e della speranza. La speranza porta sempre un margine di insicurezza, non è un cammino infallibile, ma è un cammino da costruire. Senza audacia non c’è speranza. Come dice Paulo Freire, pedagogista brasiliano “… Bisogna avere speranza, ma avere speranza del verbo speranzare; Perché ci sono persone che hanno speranza per il verbo aspettare1. E la speranza dal verbo aspettare non è speranza, è aspettare. Speranzare è rialzarsi, speranzare è andare dietro, speranzare è costruire, speranzare è non arrendersi! Speranzare è andare avanti, speranzare è unirsi agli altri per farlo in modo diverso…”. È di questa speranza che si è nutrita la Chiesa nei suoi duemila anni di storia, senza una speranza audace la prima comunità cristiana non avrebbe avuto il coraggio di portare avanti la fede in Cristo risorto, i martiri non avrebbero avuto il coraggio di lottare contro i sistemi ingiusti che hanno incontrato nel corso dei secoli e di rimanere saldi nella fede.
Senza la speranza del verbo speranzare, i nostri fondatori non avrebbero avuto il coraggio di affrontare le difficoltà, di inviare i primi missionari in terre lontane e sconosciute. Quanto audace è stato Don Bosco ad andare a incontrare i ragazzi di strada della grande Torino del suo tempo! Quanto audace è stata Maria Mazzarello a provvedere alla creazione di una scuola per ragazze, in un’epoca in cui le donne erano totalmente escluse dalla società!
Se guardiamo al mondo di oggi, quanta speranza e audacia ci vogliono per rompere con la cultura della paura! Possiamo dire che evangelizzare oggi significa comunicare la speranza. Nel suo discorso in occasione del discorso giubilare del Mondo della Comunicazione, nel gennaio di quest’anno, Papa Francesco ha detto ai giornalisti e ai comunicatori: “Raccontare la speranza significa vedere le briciole di bene nascoste anche quando tutto sembra perduto, significa permettere di sperare anche contro ogni speranza. Significa accorgersi dei germogli che spuntano quando la terra è ancora coperta dalle ceneri. Raccontare la speranza significa avere uno sguardo che trasforma le cose, le fa diventare ciò che potrebbero, che dovrebbero essere. Vuol dire far camminare le cose verso il loro destino”.

Se il nostro attuale stile di vita è un modello insostenibile dal punto di vista umano, ecologico e sociale, è necessario comunicare modelli di vita alternativi, che permettano un nuovo stile di relazione tra le persone, con la natura e con i beni materiali. Comunicare con la parola e la testimonianza che una nuova narrazione è possibile. E per comunicare qualcosa bisogna immaginare, sognare, desiderare. Vogliamo un’umanità diversa? Più umana, più solidale? Come sarà questa società? Abbiamo bisogno di sognare e proiettare.
Questo è un compito in cui come salesiane e salesiani possiamo impegnarci in modo efficace. Abbiamo bisogno di aiutare le nuove generazioni a ritrovare la scintilla nei loro occhi quando pensano al futuro, abbiamo bisogno di proporre esperienze che le aiutino a sognare, a spezzare le catene della paura che rende schiavi e a prendere iniziative coraggiose, a mettersi in gioco in progetti di vita alternativi, più conformi al Vangelo di Gesù Cristo. Il cristianesimo vive dell’utopia del Regno di Dio, professiamo una fede prospettica, che ci fa camminare e fare passi di cambiamento nella storia.
Una delle grandi eredità di Papa Francesco è certamente questa capacità di guardare con occhio critico la realtà che ci circonda e di aprire le porte della Chiesa e il nostro cuore per essere una Chiesa in uscita. Essere cristiani che nutrono e comunicano la speranza, che alimentano i sogni di una nuova umanità. Una Chiesa che non si conforma alle ingiustizie del mondo, ma che si sforza di essere un ospedale da campo per accogliere tutti senza distinzione, portando a tutti gli esseri umani una parola di amore e di speranza, perché Dio è in mezzo a noi e agisce attraverso di noi nell’oggi della storia.
- In portoghese esperar = aspettare, che si scrive in modo simile a esperança (speranza), da cui il gioco di parole, con il neologismo esperançar = avere speranza. ↩︎
Glossario
Fascismo
È un’ideologia autoritaria e nazionalista che difende un governo forte e centralizzato guidato da un leader carismatico e altamente mediatico, rifiuta la democrazia e i diritti individuali, promuove l’intolleranza contro i gruppi considerati “diversi” e usa la violenza come mezzo legittimo di azione politica. Anche se varia a seconda del contesto, il fascismo valorizza l’unità nazionale rispetto alla diversità, esalta la tradizione, combatte il liberalismo e il socialismo e cerca di mobilitare le masse attorno a un ideale di purezza e forza, spesso in alleanza con le élite tradizionali.

Cultura della paura
È un’espressione che, secondo gli scritti e i discorsi di Papa Francesco, si riferisce a un ambiente sociale e politico in cui la paura è sistematicamente coltivata e sfruttata come strumento di dominio ed esclusione. Questa cultura si nutre della diffidenza, della diffusione del pregiudizio e della costruzione di nemici – soprattutto i più vulnerabili, come i migranti, i poveri e le minoranze – per giustificare l’indifferenza, l’intolleranza e le politiche di chiusura. La paura, quando viene manipolata, paralizza, impedisce la solidarietà e distrugge la fraternità, favorendo l’indifferenza e l’ostilità. Nel documento “Fratelli Tutti” (2020), il Papa denuncia questa cultura come uno dei maggiori ostacoli alla costruzione di una società giusta, fraterna e aperta all’accoglienza, affermando che solo la fiducia, il dialogo e l’amore sociale possono superarla.

Utopia del Regno di Dio
È l’idea centrale del messaggio cristiano che esprime la speranza e l’impegno per la costruzione di una realtà segnata dalla giustizia, dalla pace, dall’amore e dalla fraternità universale. Non è solo un luogo o un futuro lontano, ma un orizzonte che orienta l’agire umano nel presente, come proposta etica e spirituale. Ispirata agli insegnamenti di Gesù, questa utopia punta a una società in cui la dignità di tutte le persone sia rispettata, specialmente quella dei poveri e degli esclusi, e in cui le relazioni siano guidate dalla misericordia e dalla solidarietà. Anche se non sarà mai pienamente realizzato nella storia, il Regno di Dio funziona come un ideale trasformante, che motiva la ricerca di un mondo più giusto e più umano, superando le strutture del peccato, dell’oppressione e della disuguaglianza.
