La chiamata salesiana a comunicare la speranza nell’oggi della storia

03_36446470861_7a4549f959_o
Secondo il filosofo Byung-Chul Han, nel suo libro "Lo spirito della speranza: contro la società della paura", la speranza "non è focalizzata su ciò che è stato. La temporalità della speranza non è il passato, è il futuro. Il loro modo di conoscere non è retrospettivo, ma prospettico". La speranza apre varchi di possibilità per il futuro, si nutre di sogni e progetti che ci spingono in avanti, verso il possibile, il realizzabile, l'immaginabile, ma non ancora materializzato. Questa apertura al futuro non è mero ottimismo, perché è anche aperta all'improbabile, all'incalcolabile che è superato solo dall'audacia e dal desiderio di trasformazione.

Nel mondo di oggi, saturo di informazioni e segnato dalla manipolazione dei media, la paura viene utilizzata come strategia di controllo. Le persone hanno paura della violenza, hanno paura di essere escluse, disconnesse, hanno paura di non essere ascoltate, la paura è una parola d’ordine. La paura erige muri, suscita indifferenza verso chi è sconosciuto e quindi può rappresentare una minaccia. Porta le persone a cercare chi la pensa come loro e a preferire un passato idealizzato, prendendo le distanze e considerando ostile chi la pensa diversamente e che minaccia le tradizioni ritenute un porto sicuro contro un presente di insicurezze. Il sentimento di paura è il seme del nazionalismo, del fondamentalismo e delle ideologie conservatrici e aggressive come il fascismo.

Pertanto, si può dire che la paura è la grande antagonista del sogno e della speranza. La speranza porta sempre un margine di insicurezza, non è un cammino infallibile, ma è un cammino da costruire. Senza audacia non c’è speranza. Come dice Paulo Freire, pedagogista brasiliano “… Bisogna avere speranza, ma avere speranza del verbo speranzare; Perché ci sono persone che hanno speranza per il verbo aspettare1. E la speranza dal verbo aspettare non è speranza, è aspettare. Speranzare è rialzarsi, speranzare è andare dietro, speranzare è costruire, speranzare è non arrendersi! Speranzare è andare avanti, speranzare è unirsi agli altri per farlo in modo diverso…”. È di questa speranza che si è nutrita la Chiesa nei suoi duemila anni di storia, senza una speranza audace la prima comunità cristiana non avrebbe avuto il coraggio di portare avanti la fede in Cristo risorto, i martiri non avrebbero avuto il coraggio di lottare contro i sistemi ingiusti che hanno incontrato nel corso dei secoli e di rimanere saldi nella fede.

Senza la speranza del verbo speranzare, i nostri fondatori non avrebbero avuto il coraggio di affrontare le difficoltà, di inviare i primi missionari in terre lontane e sconosciute. Quanto audace è stato Don Bosco ad andare a incontrare i ragazzi di strada della grande Torino del suo tempo! Quanto audace è stata Maria Mazzarello a provvedere alla creazione di una scuola per ragazze, in un’epoca in cui le donne erano totalmente escluse dalla società!

Se guardiamo al mondo di oggi, quanta speranza e audacia ci vogliono per rompere con la cultura della paura! Possiamo dire che evangelizzare oggi significa comunicare la speranza. Nel suo discorso in occasione del discorso giubilare del Mondo della Comunicazione, nel gennaio di quest’anno, Papa Francesco ha detto ai giornalisti e ai comunicatori: “Raccontare la speranza significa vedere le briciole di bene nascoste anche quando tutto sembra perduto, significa permettere di sperare anche contro ogni speranza. Significa accorgersi dei germogli che spuntano quando la terra è ancora coperta dalle ceneri. Raccontare la speranza significa avere uno sguardo che trasforma le cose, le fa diventare ciò che potrebbero, che dovrebbero essere. Vuol dire far camminare le cose verso il loro destino”.

Se il nostro attuale stile di vita è un modello insostenibile dal punto di vista umano, ecologico e sociale, è necessario comunicare modelli di vita alternativi, che permettano un nuovo stile di relazione tra le persone, con la natura e con i beni materiali. Comunicare con la parola e la testimonianza che una nuova narrazione è possibile. E per comunicare qualcosa bisogna immaginare, sognare, desiderare. Vogliamo un’umanità diversa? Più umana, più solidale? Come sarà questa società? Abbiamo bisogno di sognare e proiettare.

Questo è un compito in cui come salesiane e salesiani possiamo impegnarci in modo efficace. Abbiamo bisogno di aiutare le nuove generazioni a ritrovare la scintilla nei loro occhi quando pensano al futuro, abbiamo bisogno di proporre esperienze che le aiutino a sognare, a spezzare le catene della paura che rende schiavi e a prendere iniziative coraggiose, a mettersi in gioco in progetti di vita alternativi, più conformi al Vangelo di Gesù Cristo. Il cristianesimo vive dell’utopia del Regno di Dio, professiamo una fede prospettica, che ci fa camminare e fare passi di cambiamento nella storia.

Una delle grandi eredità di Papa Francesco è certamente questa capacità di guardare con occhio critico la realtà che ci circonda e di aprire le porte della Chiesa e il nostro cuore per essere una Chiesa in uscita. Essere cristiani che nutrono e comunicano la speranza, che alimentano i sogni di una nuova umanità. Una Chiesa che non si conforma alle ingiustizie del mondo, ma che si sforza di essere un ospedale da campo per accogliere tutti senza distinzione, portando a tutti gli esseri umani una parola di amore e di speranza, perché Dio è in mezzo a noi e agisce attraverso di noi nell’oggi della storia.

  1. In portoghese esperar = aspettare, che si scrive in modo simile a esperança (speranza), da cui il gioco di parole, con il neologismo esperançar = avere speranza. ↩︎

Condividi

Dalla rivista

Formazione
«Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e ...
Filo di Arianna
I cambiamenti socioculturali dovuti alla mobilità sociale, allo sviluppo tecnologico, alla globalizzazione e alle migrazioni stanno modificando, con i confini, anche le modalità richieste dalla ...
Orizzonte famiglia
Le statistiche ci dicono che ragazze e ragazzi sono oggi meno felici rispetto alle generazioni precedenti. Lo conferma l’indagine commissionata dalle Nazioni Unite in sei ...
Educ@re

Leadership salesiana: identità che diventa decisione Riflettere sulla leadership salesiana nell’educazione non significa aggiungere una patina devozionale alla leadership scolastica. Significa riconoscere una forma specifica ...