Lunedì, 04 Novembre 2019 19:24

Lo spettatore nell'era post network: il caso Netflix

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Netflix è la più grande rete di Internet TV del mondo, con oltre 93 milioni di abbonati in più di 190 paesi, che ogni giorno guardano più di 125 milioni di ore di programmi televisivi e film, tra cui serie originali, documentari e lungometraggi. Gli abbonati possono guardare tutto ciò che vogliono in qualsiasi momento, ovunque e in pratica su ogni schermo connesso a Internet. I programmi si possono guardare, mettere in pausa e riprendere a piacimento, senza interruzioni pubblicitarie e senza impegno.

Ne abbiamo parlato con Andrea Petralia, ex studente della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni Sociali presso l’Università Pontificia Salesiana (UPS).

Il titolo della tua tesi «Lo spettatore nell'era 'post network': il caso Netflix». Perché?

«La motivazione che mi ha spinto a indagare su questo tema è stata la rapida evoluzione del modo di vedere la televisione e il constatare come, in modo sempre più deciso, si stanno affermando piattaforme di intrattenimento televisivo fruibili attraverso Internet e di come lo spettatore stia modificando il suo modo di vedere la televisione. Infatti, le nuove tecnologie per il controllo del flusso grazie al video on demand, la rivoluzione distributiva dei contenuti audiovisivi in streaming sempre accessibili in rete da tutti e la possibilità di fruire dello stesso programma da più dispositivi sono alcune delle condizioni che hanno permesso il graduale passaggio a quello che alcuni autori definiscono “l’era del Post network”».

Cos’è Netflix? Come Netflix ha rivoluzionato il modo di guardare e percepire la televisione.

«Fino al 2000 il rapporto tra spettatore e mezzo televisivo era essenzialmente mono-direzionale. Oggi, invece, la personalizzazione dei contenuti audiovisivi è un dato acquisito. Il giornalista, Aldo Grasso, sostiene che si è passati da una programmazione fissa e imposta al telespettatore della Tv generalista, ad una variabilità di contenuti (film e serie tv), per il moltiplicarsi dei diversi canali televisivi sviluppatisi con le tecnologie digitali.

Nelle televisioni generaliste, condizionate dalle abitudini degli spettatori, il tempo televisivo coincide con il tempo sociale. A seconda della fascia oraria sono, infatti, messi in onda programmi adatti al tipo di pubblico che potrebbe essere davanti alla televisione in quel momento».

Stimolando la visione in streaming e diventando disponibile a piacimento anche su device mobili si alimenta una fruizione più individualistica e solitaria dell’audiovisivo?

«Il video on demand destruttura il palinsesto: è lo spettatore che sceglie cosa e quando vedere i programmi desiderati. In questo contesto si inseriscono le piattaforme streaming tra cui Netflix. Il successo delle piattaforme online ha modificato il rapporto dello spettatore con la televisione. Infatti, oltre a consentire allo spettatore una selezione di contenuti, sganciandolo dai tempi del palinsesto, le piattaforme streaming consentono la fruizione, solitaria, dell’audiovisivo in contesti diversi dal salotto di casa, grazie all’avvento dei nuovi dispositivi mobili come smart tv, tablet e smartphone.

Investire sui contenuti è la chiave. Parlaci delle serie tv che riscuotono più successo di pubblico giovanile.

«Sicuramente le serie di successo sono quelle dalla trama avvincente, ben costruite o serie tv “proibite”. Stranger Things, serie originale Netflix, vede protagonisti un gruppo di ragazzini che indagano della scomparsa di un loro coetaneo. Presto verranno a galla gli assurdi segreti di un misterioso laboratorio i cui esperimenti hanno creato un mondo parallelo, l'Upsidedown (Sottosopra) e un mostro. Sex Education, invece, è una commedia che affronta il tema della sessualità in età adolescenziale. Baby racconta la raccapricciante storia delle baby prostitute del quartiere Parioli, a Roma, che vendevano la loro genuinità a uomini facoltosi e senza scrupoli in cambio di soldi e vestiti. Breaking Bad è considerata da molti una delle migliori serie televisive di sempre e la più vista sulla piattaforma Netflix. Gli episodi che si alternano nelle varie stagioni affrontano tematiche importanti come il fine vita, il perdono, la catarsi, l’amore e le dipendenze. Sono veri e propri prodotti cinematografici, curati nella scrittura, nella sceneggiatura e nell’interpretazione».

Streaming, download e tv on demand sono le parole chiave a portata di milioni e milioni di persone. Cosa accade con il cinema tradizionale?

«Il cinema tradizionale, come lo abbiamo vissuto fino ad oggi, farà fatica a lasciare il campo alle serie televisive, che certamente non hanno nulla da invidiare ai grandi capolavori cinematografici. Io penso che non si possa parlare di declino del cinema a favore dell’ascesa delle nuove piattaforme digitali. Inevitabilmente sta cambiando il modo di vedere la televisione, ma le due esperienze audiovisive, Netflix e il cinema, hanno target molto, troppo, diversi, che difficilmente tendono a sovrapporsi. Gli appassionati di cinema non vedranno mai un film su uno schermo del cellulare e viceversa, il giovane spettatore Netflix preferirà condurre la sua esperienza televisiva comodamente da casa sua, con i tempi e le modalità a lui più gradite».

L’analisi da te condotta sulla scelta di Netflix cosa ha messo in rilievo rispetto alle modalità di visione?

«Ad oggi, dopo la ricerca condotta, credo che, in un tempo non definito, le nuove potenze Over The Top come Netflix o Prime Video, saranno in grado di cambiare il modo di concepire e distribuire contenuti televisivi. Infatti questa nuova televisione fluida, senza limiti di tempo e componibile pone davanti numerose sfide, ma anche notevoli interrogativi.

In un’epoca in cui è sempre più forte la Connecting Television, grazie a Netflix e alle altre piattaforme lo spettatore non sentendosi più vincolato dalla rigidità del mezzo, è libero di decidere il momento in cui vedere il contenuto che preferisce, assicurando quindi una flessibilità che la Tv generalista non può garantire allo spettatore. Questo tipo di piattaforme dà anche la possibilità di scegliere tra una vasta libreria di contenuti audiovisivi da vedere in qualsiasi momento, in base alle proprie motivazioni e bisogni che possono esserci, come emerso dai dati raccolti, di semplice divertimento o relax.

In realtà va sottolineato che anche se tanto attesa, la convergenza tecnologica e l’ibridazione della rete non hanno prodotto la fine della televisione, ma sicuramente ne stanno ridisegnando i confini e ridefinendone gli operatori e i modelli produttivi e distributivi».

A cura di Veronica Petrocchi e Imperatore Gabriella

 

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