Venerdì, 10 Luglio 2020 19:00

La dimensione missionaria dell’Istituto FMA

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La missionarietà è scritta nel DNA della Chiesa e dell’Istituto FMA. Tale realtà trova la sua ragion d’essere nell’identità dell’Istituto suscitato dallo Spirito Santo per l’educazione cristiana dei giovani senza preclusione di razza, di cultura, di religione, di nazione, come si legge nelle Costituzioni: «La dimensione missionaria – elemento essenziale dell’identità dell’Istituto ed espressione della sua universalità – è presente nella nostra storia fin dalle origini» (art. 75). Chi ha incontrato, creduto e accolto Gesù sente il bisogno interiore e la gioia di comunicarlo agli altri, si mette in movimento, è spinto fuori da sé, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita. Chi ha incontrato Gesù, accoglie il suo invio come un imperativo di vita: «Andate in tutto il mondo…» (Mc 16,15).

 

Mornese, fin dagli inizi, si configurava come una casa aperta al mondo, dove si respirava il dinamismo evangelizzatore che orientava a testimoniare Gesù a chi non lo conosceva ancora. Con la Fondazione dell’Istituto le prime FMA si pongono sulla scia di molte Congregazioni Religiose: sono animate da un forte ardore missionario capace di contagiare anche le giovani, sono pronte a superare qualunque difficoltà personale e istituzionale per annunciare il Vangelo anche nei luoghi più lontani della terra.

 Una convinzione muoveva Madre Mazzarello e la prima comunità: «Una figlia che entrasse [nell’Istituto] con l’intenzione di pensare solamente all’anima sua non è atta all’adempimento dei doveri che incombono alle Figlie di Maria Ausiliatrice» ( - Mornese, agosto 1878, in D 93). Accogliere la chiamata, formarsi e donarsi per “guadagnare anime a Gesù” (L 9,49) e per “lavorare per la gloria di Dio e la salvezza delle anime” (L 37,2) è una nota caratteristica della FMA. Madre Mazzarello esorta le sue figlie spirituali ad avere un cuore “grande e generoso” (L 27,14) capace di abbracciare il mondo. Alla missionaria in partenza, suor Ottavia Bussolino, lascia alcuni ricordi e incoraggiamenti, tra cui: «ama tutti e tutte le tue sorelle, amale nel Signore, ma il tuo cuore non dividerlo con nessuno, sia intero per Gesù» (L 65,3). Tra le righe di questo ricordo vi sono alcuni elementi importanti della missionarietà in stile salesiano. Il centro della vita del missionario e dell’annuncio: Gesù; il motore della missionarietà: l’amore universale (ama tutti) incominciando dall’amore fraterno (ama tutte le tue sorelle); lo stile di amare: amale nel Signore, ma con il cuore indiviso e centrato su Gesù. È Lui, Gesù, la sorgente e il punto di rotazione che dà senso al nostro modo di amare e annunciare il Signore.

La missionarietà la portiamo prima di tutto nel cuore, perché è il fuoco che ci brucia dentro e ci spinge ad annunciare. Essa non è questione di territori geografici, ma è dono da comunicare là dove il Signore chiama ad essere profeti e testimoni del suo amore. Lo rivelano le parole di Madre Mazzarello alle suore in una buonanotte: «Non c'é mica bisogno di andare in missione per essere missionarie; e voi missionarie, se non vivete continuamente con il pensiero di guadagnare anime e meriti, di valervi di tutti i mezzi per essere davvero tutte del Signore e delle anime, che missionarie sarete?» (Cron. III 318-319).

 

La santità missionaria dell’Istituto FMA è nell’anelito alla radicalità evangelica e alla fedeltà carismatica
                                               (Madre Yvonne Reungoat, Circolare n. 913).

 

Ravvivare nell’Istituto il senso della missionarietà richiede oggi di accogliere le parole di Papa Francesco ad “essere una chiesa in uscita” e a far memoria delle nostre origini carismatiche. L’Istituto delle FMA, infatti, ha una ricca tradizione di intraprendenza, di zelo, di creatività apostolico-educativa, di audacia missionaria. Ciò richiede ad ogni FMA di essere innamorata di Cristo, di scoprirsi come “una missione in questa terra”, di riconoscersi “marcata a fuoco” dalla missione di educare (EG 273), di lasciarsi interpellare ogni giorno dalla consegna “A te le affido”, di rinnovare quotidianamente la passione educativa, di rafforzare continuamente il “tratto missionario” della sua vocazione e sentirsi interpellata a testimoniare l’amore del Signore, qui ed ora dove Lui chiama.

Forse la domanda che sorge nel nostro cuore è: quali sono i “nuovi luoghi” dove vivere e testimoniare Gesù e con quali modalità di annuncio, perché il Vangelo arrivi al cuore della gente, soprattutto dei giovani? Don Bosco e Madre Mazzarello ci insegnano che bisogna partire dai bisogni e dai desideri dei giovani. Il Documento Finale del Sinodo sui giovani ci ricorda alcune delle sfide urgenti per un rinnovato slancio missionario: l’ambiente digitale; i migranti, molti dei quali sono giovani; le donne nella Chiesa; la sessualità; l’economia; la politica; il lavoro; la casa comune; il pluralismo culturale e religioso; il dialogo ecumenico (DF 144-156). Tutto questo richiede di ripensare “profeticamente” la nostra presenza nelle diverse realtà dove l’Istituto è inserito. Alcune attenzioni possono essere utili e feconde per questo lavoro di ripensamento: ricordare sempre che la missione dell’Istituto è partecipazione all’unica missione salvifica della Chiesa, l’immersione attenta ed evangelica nella realtà dove siamo inserite, lasciarsi interpellare dalle periferie del mondo, con particolare attenzione alla situazione dei giovani e delle donne, della mobilità umana, dalle tante sofferenze e drammi degli uomini e delle donne del nostro tempo; cercare con libertà quei cammini missionari che sono più adatti al nostro tempo per realizzare il desiderio di Dio che “vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).

 

«L’amore di Cristo ci spinge»: è questo il segreto della crescita del Vangelo e dello spirito mornesino
                                           (Madre Yvonne Reungoat, Circolare n. 913).

 

La missionarietà trova la sua sorgente e la sua efficacia quando si muove in una dinamica spirituale interiore: «Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio» (EG 259). È la dinamica ardente ascetico-mistica del da mihi animas cetera tolle. Sulle orme di Don Bosco e di Madre Mazzarello e di tanti Beati e Santi della Famiglia Salesiana, vuol dire alimentarsi alle sue sorgenti primarie: «La carità come amore di Dio e del prossimo, e la pietà» (Braido Pietro, Don Bosco prete dei giovani nel secolo della libertà, vol II, Roma, LAS 2002, 146.), soprattutto l’amore a Gesù Eucaristia e alla Madonna.

La missionarietà si coniuga con la santità. Il vero missionario è santo e la santità è l’anima della missione. La missione educativa diventa per l’Educatore/trice salesiano/a un luogo teologico dell’irradiazione dell’amore di Dio e il luogo della sua santificazione.

 

Eliane Petri, FMA
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