Domenica, 31 Gennaio 2021 08:58

Io sono Joy

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L’8 febbraio si celebra la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta. Sono innumerevoli le giovani donne, vittime della tratta, che finiscono sulle strade delle città, annientate nella inalienabile dignità. Ragazze, donne, uomini, bambine e bambini una volta riscattati dallo sfruttamento ricadono nelle trame dei trafficanti; accade per mancanza di una reale alternativa e per ferite interiori così profonde da rendere difficile il loro reinserimento sociale.

 

L’impegno contro la tratta deve affrontare le cause e sciogliere le pesanti catene nascoste dentro le persone, in tutte le persone, anche in noi: sono le catene che deturpano le relazioni sociali e interpersonali. Negli anni hanno permesso e giustificato la “normalizzazione” della miseria, delle disuguaglianze sociali, dello sfruttamento, degli abusi di potere degli uomini sulle donne, dei ricchi sui poveri, di chi è adulto verso i minori d’età. La tratta di persone è parte integrante di un’economia di esclusione, dove le regole del mercato distruggono i valori portanti della convivenza umana, basati sul rispetto della dignità e sulla tutela dell’ambiente.

Preghiera e riflessione sono preziose per non farci sopraffare dal vortice delle situazioni e per tracciare insieme un cammino per un’economia che promuova la vita e un lavoro dignitoso per tutti.

Nella Prefazione al libro Io sono Joy di Mariapia Bonanate, Papa Francesco scrive: «Nella lettura del racconto si scopre, pagina dopo pagina, quanto la testimonianza di Joy ci inchiodi dinanzi ai pregiudizi e alle responsabilità che ci rendono attori conniventi di questi avvenimenti. Ci farà bene metterci al fianco di Joy e fermarci con lei sui suoi “luoghi” del dolore inerme e innocente. Dopo aver sostato lì, sarà impossibile rimanere indifferenti quando sentiremo parlare dei battelli alla deriva, ignorati e anche respinti dalle nostre coste. Joy si trovava su uno di essi».

Il racconto è la testimonianza di una ragazza nigeriana che approda in Italia dopo un viaggio drammatico con l’illusione di trovare un lavoro finendo invece sulla strada. La giovane si salva grazie alla fede in Dio e all'incontro con una comunità di accoglienza a Caserta.

 

«Soltanto l’amore, che alimenta la pace, il dialogo, l’accoglienza e il rispetto reciproco, può garantire la sopravvivenza del nostro pianeta» (Joy).

 

La fede che salva dalla disperazione

Joy è una giovane che, in Italia, ha vissuto una seconda nascita. La sua terra natia è la Nigeria, un angolo del pianeta in cui ha visto per la prima volta la luce del sole e da dove la sua vita si è messa in viaggio.

Partita dalla Nigeria a febbraio del 2016, Joy ha vissuto l’inferno: la traversata del deserto, le minacce, la brutalità dei trafficanti senza pietà, la detenzione nei lager libici, dove subisce violenze, trattata come merce di scambio, schiava del sesso. Poi il viaggio nel Mediterraneo su un barcone, l’arrivo in Sicilia. E qui, in Italia, una seconda Libia: a Castel Volturno (Caserta-Italia) la donna nigeriana che avrebbe dovuto accoglierla come una figlia e darle un lavoro regolare, la ricatta e la costringe ad andare in strada a prostituirsi, affibbiandole il nome di Jessica. «Io non ero più una persona», racconta Joy. L’unico sostegno per lei la sua profonda fede in Dio. Joy ha avuto la forza e il coraggio di liberarsi dalle catene della schiavitù e di denunciare. Si è rivolta alla polizia ed è stata accolta da a Casa Rut. Ha ripreso in mano la sua vita calpestata, fatta a pezzi, ha provato a ricucire le ferite del corpo e dell’anima. A Casa Rut Joy ha vissuto una rinascita, grazie a persone che l’hanno rispettata, ascoltata, protetta.

È quanto succede, ancora oggi, a tante famiglie. I trafficanti, individui senza scrupoli che prosperano sulle disgrazie altrui, approfittano della disperazione della gente per soggiogarla al loro potere.

Nel suo cammino verso la libertà, Joy ci indica due realtà fondamentali: anzitutto, la fede in Dio che salva dalla disperazione. Una fede salda, messa alla prova nei momenti più duri. In secondo luogo, la comunità. Joy ha dato inizio alla sua rinascita nel momento in cui è stata accolta dalla comunità “Casa Rut” di Caserta, che è stata capace di accogliere, proteggere, integrare e promuovere nel suo seno la vita.

Il libro è un racconto di fede, un canto di speranza e di ringraziamento per chi offre la propria vita mettendo in pratica il Vangelo.

 

Gabriella Imperatore, FMA
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