Mercoledì, 15 Luglio 2020 07:30

Condividere il viaggio

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Si va dove va il Signore, nel quale abbiamo la nostra dimora; stando in Lui, quali discepoli suoi, andiamo portati da lui… I “luoghi” dove il dinamismo evangelizzatore si dispiega sono la casa e le strade, il lavoro, qualsiasi luogo (EG 127). In particolare, le strade e le case altrui assumono un valore decisamente denso poiché alludono al dialogo che la Chiesa dei discepoli missionari è chiamata a cercare e praticare con l’altro; si tratta del dialogo con tutti.

 

Da ogni viaggio si torna con il ricordo di qualcuno, più che di qualcosa. Si ha una conoscenza dei luoghi attraverso racconti di uomini e donne incontrati lungo il cammino, e con gli occhi della memoria si rivedono più facilmente le espressioni dei loro volti anziché le bellezze di tanti paesaggi.

E molti di loro diventano amici con cui si crea un legame, al punto che il motivo di altre partenze è il desiderio di tornare a rivederli per continuare a mantenere viva la passione che ci accomuna: da mihi animas e a te le affido!

Un poeta francese – Charles Péguy – afferma che Dio non si stupisce tanto per la fede degli esseri umani, e nemmeno per la loro carità; ma ciò che veramente lo riempie di meraviglia e commozione è la speranza della gente: «Che quei poveri figli – scrive – vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina». L’immagine del poeta richiama i volti di tanta gente che è transitata per questo mondo – contadini, poveri operai, migranti in cerca di un futuro migliore – che ha lottato tenacemente nonostante l’amarezza di un oggi difficile, colmo di tante prove, animata però dalla fiducia che i figli avrebbero avuto una vita più giusta e più serena. Lottavano per i figli, lottavano nella speranza.

“Camminante, il sentiero non è altro che le orme dei tuoi passi. Camminante, non c’è sentiero, il sentiero si apre camminando” (Antonio Machado).

La speranza è la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti – penso ai migranti –, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare… La speranza è la spinta a “condividere il viaggio”, perché il viaggio si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore, per capirli, per capire la loro cultura, la loro lingua. È un viaggio a due, ma senza speranza quel viaggio non si può fare. La speranza è la spinta a condividere il viaggio della vita. Non abbiamo paura! Non abbiamo paura di condividere la speranza!

 

Camminando 

si apprende la vita,

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce seguendo le orme di altri passi.

Cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.  

Rubén Blades

 

Gabriella Imperatore, FMA 
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