Mercoledì, 01 Luglio 2020 15:32

In uscita missionaria

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L’umanità è stata chiamata ad affrontare una crisi di magnitudine globale, inedita, con la comparsa del Covid-19. Una crisi che ha evidenziato una vulnerabilità globale. Sembrano tempi di eccezionalità, però non lo sono, perché rivelano una realtà che c’è sempre stata, ma dormiente, ignorata e che adesso mette a nudo le disuguaglianze sociali, il potere economico, la fragilità del sistema sanitario, la crescita esponenziale della povertà, la mancanza di rispetto per i diritti umani, la disattenzione all'ecologia e all’educazione.

Nonostante ciò amplifica la solidarietà che ha salvato e continua a salvare la vita. Una solidarietà fondata su un’esperienza evangelica che concepisce la vita come dono prezioso, come donazione di sé, come amore fatto dai gesti salvifici di Gesù, missionario del Padre.

L’umanità ha vissuto un tempo quaresimale intessuto dal grido dei più sofferenti del mondo. È stata invitata a toccare le ferite del Crocifisso nelle ferite di tanti colpiti da diverse malattie sociali, politiche, economiche, morali. Eppure il Cristo Crocifisso è il Cristo Risorto. In Lui la Vita piena illumina l’umanità, la sostiene nella sua missione di vicinanza nella paradossale condizione del distanziamento sociale. E quanto si è sentito il dolore della distanza e il desiderio di incontro, di prossimità! Il lockdown l’ha amplificato. E così si è inaugurata una nuova prossemica delle relazioni che fa riflettere sull’identità degli spazi e risignificarli. Come ridare senso ai luoghi quotidiani, come intessere relazioni improntate all’interiorità, da all’accoglienza genuina senza interessi, all’amore solidale. Come reinventarsi per essere vicini?

“Gesù, vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite”

C’è bisogno di educarsi allo sguardo, alla contemplazione dell’altro come dimora di Dio, rispettato nel suo mistero più intimo, come un capolavoro di Dio.

C’è bisogno di imparare dallo sguardo trinitario per rinvigorire il legame con gli altri, nel senso vero dell’appartenenza, di un nuovo modo di essere comunità, fondato sulla fede perché “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). E custoditi dall’amore del Padre, avvolti dalla luce dello Spirito e abbracciati dalla presenza di Gesù, si affronterà questo tempo di radicale cambiamento intessendo una nuova umanità, una genuina storia contemporanea, da intraprendere un processo di conversione concreto, che faccia emergere un ethos di comunione, di solidale convivenza, di rispetto per tutte le creature della Casa Comune.

In questo addolorato cuore della contemporaneità, quali nuove sfide assumere con la forza generativa del carisma salesiano, quale nuova visione di comunità, quale vino buono per essere generativi di speranza?

 

Maria Helena Moreira, FMA 
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