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Giovedì, 08 Novembre 2018 11:38

La bellezza dell’ascolto

Il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte e gli disse: «Chiedimi ciò che io devo concederti». Salomone disse: «[...] Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che ti sei scelto, popolo così numeroso che non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore che ascolta perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male, perché chi potrebbe governare questo tuo popolo così numeroso?». Al Signore piacque che Salomone avesse domandato la saggezza nel governare. Dio gli disse: «Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te né una lunga vita, né la ricchezza, né la morte dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento per ascoltare le cause, ecco faccio come tu hai detto. (1 Re 3, 5-9).

 

Re Salomone ci indica la bellezza dell’ascolto. L’ascolto è la porta che introduce alla Sapienza.

La Chiesa, in preparazione al Sinodo dei Vescovi sui Giovani, s’interroga “su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche a chiedere ai giovani stessi di collaborare a cercare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia”. In sintonia il Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, nella Strenna 2018, ci invita a coltivare l’arte di ascoltare e di accompagnare caratteristica del carisma salesiano. Inoltre una delle aspirazioni di ogni persona è proprio “essere ascoltata”.

Un cuore che ascolta

Nel percorso di educazione e accompagnamento dei giovani, l’ascolto è un elemento indispensabile. Ascoltare significa prestare attenzione, imparare i tempi di attesa, accogliere le parole, i silenzi e i gesti. L’ascolto è un processo attivo che richiede il prendersi cura dell’altro, la concentrazione e la creazione dentro di sé di uno spazio di serenità, perché l’altro possa consegnare i suoi desideri, i dubbi, i sentimenti, le sue emozioni, le preoccupazioni e le sue attese. Ascoltare implica la capacità di entrare in rapporto profondo con l’altro conoscendolo meglio. Bisogna, quindi, ascoltare non solo con gli orecchi, ma anche con la testa e il cuore. L’ascolto permette di migliorare la conoscenza e la comprensione reciproca, di prevenire la tensione nella relazione e individuare con più accuratezza eventuali obiettivi educativi.

Le esperienze quotidiane dimostrano che gli educatori e/o genitori spesso incontrano difficoltà nella comprensione dei ragazzi o dei destinatari loro affidati. Uno dei motivi è proprio la poca capacità di ascolto. I ragazzi spesso percepiscono che l’educatore e/o il genitore parla con loro, però non si mette in ascolto di ciò che il ragazzo e/o figlio pensa.

Spesso ascolto ragazze che esprimono la difficoltà nel rapporto con i genitori e, talvolta, con le insegnanti, perché il dialogo è finalizzato a dare risposte: “devi studiare bene, di sera non uscire, devi fare questo e non quello etc.” Credono di avere ragione e di sapere tutte le risposte, però non ascoltano con il cuore.

  

È il momento che gli educatori e/o i genitori riflettano sul modo di accompagnare i ragazzi e i giovani per affinare la capacità di ascolto autentico.

 

Ascolto-dialogo

Nel dialogo conta più l’ascolto che la parola. Un autentico dialogo poggia sulla disponibilità di ascoltare l’altro e sulla percezione di sentirsi ascoltato. Ascoltare significa dare segnali di ricezione verbale e non verbale, manifestare comprensione e condivisione. Prima di tutto, la capacità di ascoltare riguarda il saper accogliere le parole, i messaggi verbali, con rispetto, senza interrompere. Quest’attenzione non solo al contenuto di quanto viene detto, anche ai sentimenti e alle esperienze che sottendono le parole incoraggerà il giovane e/o il figlio a parlare liberamente. Ascoltare, tuttavia, non è riconducibile a una semplice esperienza fisiologica che riguarda l’orecchio e che si verifica al di là delle proprie intenzioni, perché udire e ascoltare non sono la stessa cosa. L’udire è un fenomeno fisiologico che si può verificare indipendentemente dalla volontà dell’individuo, ed è relativo alla passività. L’ascoltare invece è un atto psichico, che non vuol dire semplicemente stare a sentire e cercare di capire quanto sentito, piuttosto entrare in comunicazione emotiva con qualcuno. Se l’udire riguarda l’orecchio, l’ascoltare impegna il cuore.

La parola può esprimere un determinato messaggio, il timbro, il respiro, il suono e la modulazione della voce, invece, possono presentare qualcosa di diverso dalla parola stessa. Come ogni linguaggio ha bisogno di essere decifrato per essere capito così attraverso l’ascolto della voce, caratterizzata dal tono, dal volume e dal ritmo, si possono capire le emozioni e lo stato d’animo dell’altro: gli accordi o le dissonanze, la contentezza o l’insoddisfazione, la certezza o l’incertezza.

Il bisogno di essere ascoltato

Il bisogno di essere ascoltato racchiude un’attesa di riconoscimento, di accoglienza. Quando l’educatore o il genitore mostra disponibilità ad accogliere i pensieri e i sentimenti dell’altro, allora anche l’altro aprirà il suo cuore all’ascolto della mediazione per costruire insieme il suo percorso di vita. L’ascolto empatico favorisce una maggiore comprensione di sé. Chi è capace di ascolto saprà accostarsi alle pieghe emotive altrui, alle esperienze dell’altro come se fossero le proprie. L’ascolto empatico consente all’educatore e/o ai genitori di ‘mettersi nelle scarpe dell’altro’ per comprendere i suoi pensieri e desideri, sentimenti di gioia, di tristezza, di solitudine, di preoccupazione, di rabbia e di scontento. Ciò aiuterà l’altro a intraprendere il cammino con fiducia e speranza.

Ascolto-discernimento

La capacità di ascolto richiede, quindi, di accogliere i messaggi emotivi profondi che il giovane vuole trasmettere. Ciò è percepibile sul volto dove restano scolpite le emozioni di gioia, di tristezza, di frustrazione e di dubbio. Il volto è la parte del corpo più significativa della comunicazione non verbale. È necessario, quindi, una sensibilità emotiva per ascoltare il volto del/della ragazzo/a, ciò che si cela dietro un sorriso, un pianto, un rossore o uno sguardo intenso. Nell’ascolto del volto contano in particolare gli occhi. È manifesto che non c’è ascolto profondo che non sia regolato dagli occhi. Ascoltare con gli occhi significa conoscere l’altro attraverso l’esperienza visiva. Anche l’ascolto del corpo ha un valore importante. Il corpo umano è un corpo vivo, un corpo vissuto; i corpi parlano, comunicano e possiedono un loro linguaggio. Ascoltare il corpo, quindi, significa saperlo osservare in tutte le sue espressioni fisiche: il suo comportamento non verbale, i suoi movimenti, la sua gestualità, la sua postura e il suo sguardo.

L’ascolto è efficace se l’ascoltatore si distacca dai propri punti di vista; l’educatore e/o i genitori, per rendere positivo l’ascolto dell’altro, dovrebbe distanziarsi dalle proprie precomprensioni, dai pregiudizi, dal proprio giudizio, superando i propri schemi mentali e le proprie convinzioni personali per non imporle sull’altro. Al contempo dovrebbe aprire la mente e il cuore per “incontrare” l’altro nella sua unicità e individualità, per entrare in interscambio con lui.

L’ascolto attivo fondamentalmente è la disponibilità al saper ascoltare fisicamente e interiormente l’altro, per poter accogliere ciò che egli vuole dire, conoscere e comprendere il suo mondo interiore, la sua visione della realtà, le sue risorse, i suoi obiettivi e i suoi problemi.

Ascolto è un elemento indispensabile per un’educazione efficace e per un vero discernimento. Un buon ascolto può favorire nel giovane la capacità di discernere, poiché lo incoraggia a pensare con la propria testa, a dare nome a ciò che vive, a scegliere ciò che è buono e a scegliere ciò che è il Bene, insieme con l’educatore. L’ascolto autentico, dunque, fa sentire il giovane accolto, amato e, quindi, più fiducioso nell’educatore e in se stesso. Un cuore che ascolta aiuta i ragazzi e i giovani a discernere e scegliere, a crescere integralmente e a scoprire il progetto di Dio sulla propria vita. L’ascolto è capace di rialzare, di guarire e di trasformare la vita.

Per approfondire:

MIZZAU Marina, La distribuzione dell’ascolto, Bologna, Il Mulino 2010.

BELLANTONI Domenico, Ascoltare i figli. Un percorso di formazione per genitori, Trento, Erikson 2007.

Ascoltare i propri figli. Un’esperienza di training rivolta alle coppie di genitori, in Ricerca di senso 2005. Essere genitori in chiave frankliana. Un decalogo operativo rivolto alla formazione dei genitori, in Ricerca di senso 2003.

CASTELLAZZI Vittorio Luigi, Ascoltarsi, ascoltare. Le vie dell'incontro e del dialogo, Roma, Magi 2011.

HOUGH Margaret, Abilità di counseling. Manuale per la prima formazione [Counselling skills, Addison Welsey Longman, Limited 1996], tr. it di Riccardo Mazzeo, Trento, Erickson 1999.

GORDON Thomas, Genitori e figli. Educare figli responsabili, Molfetta, La Meridiana1997.

Pham Thi Kim Ngan Maria, FMA
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