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Sabato, 31 Dicembre 2016 14:02

Ecologia-Economia: un binomio possibile

Possiamo rispettare il sistema di interazioni che vige nell’universo pur soddisfacendo al meglio i bisogni collettivi e individuali degli esseri umani? Il “discorso” sull’ambiente, la logica interna alla natura, all’universo, può diventare normativa, legge, per la casa comune, per i “beni di famiglia” (eco-oycos) dell’intera umanità? La connessione Ecologia-Economia alla luce della Laudato Sì’.

 

L’aereo deve atterrare a Manila: il troppo traffico dei cieli ci fa volteggiare per un’ora sulla città: un’ora di viaggio Cebu-Manila, preceduto da un’ora e trenta di attesa, perché l’aereo decolli dalla capitale; un’ora a volteggiare prima di ricevere l’ok per atterrare. Il viaggio di un’ora dura 3 ore e mezza. Il traffico caotico di Manila è l’incubo del povero che sposta il carretto pieno delle immondizie del mercato, come dell’uomo di affari che deve raggiungere l’ufficio e del turista, che rischia di perdere le corrispondenze nei suoi trasferimenti.
È questo il vissuto quotidiano dei 12 milioni di abitanti di una delle più grandi metropoli urbane. Eppure siamo attorniati da un paesaggio meraviglioso, unico al mondo, con 8000 specie di fiori; 3500 di alberi; 576 di uccelli; 430 di coralli. Un insieme di ecosistemi da far impazzire di gioia lo scienziato, il botanico, l’artista, il poeta, il turista. Un insieme di risorse uniche da preservare per la vita degli abitanti, prima di tutto: 100 milioni di persone simpatiche, creative, piene di vita, di immaginazione e di fede. Insieme al degrado dell’habitat nella grande metropoli da far tremare per l’avvenire della terra: inquinamento dell’aria, avvelenamento dell’acqua e del suolo, scarti tecnologici indistruttibili negli anni.


Responsabilità individuale del credente

Il credente è per sua intima natura “eco-logico”. Uscito nudo dalla volontà congiunta del Creatore e di una coppia pro-creatrice, entra nel gioco dell’Universo dove “dal grembo stesso delle cose può sempre germogliare qualcosa di nuovo” (n 80). “La novità qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all’interno dell’universo materiale − afferma Papa Francesco − presuppone un’azione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu” (n 81). È da questa relazione con tutti gli altri esseri che nasce la nostra responsabilità di persone verso questo “tutto che è carezza di Dio” (n 84). “L’interdipendenza delle creature è voluta da Dio” recita il Catechismo della Chiesa Cattolica (340) e secondo il filosofo ebreo francese Paul Ricoeur “io esploro la mia sacralità, decifrando quella del mondo” (n 85). 

Prendere coscienza di questa interconnessione personale con le cose create stimola in ciascuno la crescita di quelle “virtù ecologiche” richiamate dai vescovi brasiliani (L.Sì, 88) che possono salvare la Madre Terra.
L’umiltà è la prima ‘virtù ecologica’ del credente, di colui che ‘sa stare sotto’, perché ha compreso il profondo significato dell’essere di ogni persona e di ogni cosa. Ci si libera dall’istinto malsano della sopraffazione o dell’utilizzo sfrenato degli altri e delle cose. Solo chi è umile saprà prendersi davvero cura degli altri e del mondo, perché evita la dinamica del dominio e dell’accumulo dei piaceri, che toglie la vera gioia.
La sobrietà come stile di vita è la capacità gioiosa di rinunciare agli agi e ai privilegi, accontentandoci del necessario con un discernimento continuo su quanto nella nostra vita possa essere superfluo, convinti che “la vita si rafforza, donandola e s’indebolisce nell’isolamento e nell’agio” (Evangelii Gaudium, 10). La sobrietà vissuta con libertà e consapevolezza porta a gustare la vita con una più alta intensità (n 222).
Il rispetto, nello stupore contemplativo, riscopre la sacralità degli esseri e delle cose, pieni della “presenza luminosa” di Gesù che tutto ha guardato, osservato con amore, riconciliando a sé tutte le cose, riscattandole con il suo sangue, fino a consegnarle al Padre, affinché Dio sia tutto in tutti’ (n 100).
La cura e la custodia della vita, di ogni vita, proclama la priorità dell’essere rispetto all’essere utili (n 69). La preoccupazione per l’ambiente ci apre a un’attenzione di tenerezza, di compassione e preoccupazione per gli esseri umani. Custodire la vita ci porta a non escludere nessuno dall’orizzonte del cuore e dell’impegno.


«Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità tutta intera»  (Paolo VI in Caritas in Veritate, 18)


Gli impegni sociali della scelta di povertà

L’Articolo 18 delle Costituzioni delle FMA si conclude con un’affermazione che qualifica in modo quasi visivo la povertà religiosa salesiana: “Tutte le cose create ci sono donate soltanto per aprirci alla carità”. È l’eco della parola di S. Paolo: “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor. 3,22-23). I Beni sono una realtà necessaria per chi vive una missione, un’azione trasformatrice per l’umanità. S. Giovanni Bosco, nell’azione educativa e salvatrice dei giovani, “correva in avanti, fino alla temerità”, anche nella modernità degli strumenti tecnici utilizzati. Noi Figlie di Maria Ausiliatrice, siamo figlie di un tale Padre e non possiamo se non imitarlo. Apparteniamo a una società tecnologica e digitale. Educhiamo figli nati col dito pronto al click. 

La scienza e la tecnologia sono espressioni meravigliose della creatività umana e rendono lode a Dio. Non possiamo, però, perdere il senso del limite, dei nostri limiti e dei limiti di una tecnologia, fonte di tanto progresso e anche del divario digitale; alleggerimento del lavoro umano, ma sfruttamento fino all’inverosimile delle fonti di energia e delle ricchezze spremute dalla Terra e presto da altri Mondi, come se fossero inesauribili; creatrice di bellezza, ma anche di scarti sempre più pericolosi e inesauribili.
È giusto proteggersi da questa dominazione. È giusto e doveroso non affidare la vita nostra e il futuro del mondo alla tecnologia assolutizzante. È giusto aiutare i giovani a comprendere il pericolo di una tecnologia disumanizzante che crea nuovi schiavi digitali, nuove dipendenze psicologiche, un nuovo mondo virtuale, parallelo e alternativo al mondo reale.
Un elemento a cui educa una vita di povertà autentica, è la libertà dal senso di proprietà. Per la Chiesa la proprietà privata non è un assoluto. Dio ha dato la terra a tutto il genere umano, senza escludere né privilegiare nessuno (S. Gv. Paolo II, Centesimus Annus n.31). Vivere con libertà il rapporto con la proprietà abilita il cuore al senso del bene comune. Proprio perché un bene è comune, è un diritto dell’altro, di colui che esiste oggi accanto a me o lontano da me, come delle generazioni che verranno.
Il riscaldamento globale, la distruzione degli ecosistemi, la perdita della biodiversità, la trasformazione delle coste, la riduzione delle foreste come dei ghiacciai, spingono alcuni a una nuova comprensione e a una nuova pratica dell’economia, più rispettosa dell’ambiente e delle risorse.
Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Sì’ invita a una conversione ecologica lasciando emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù, in relazione al mondo che ci circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa che, per innestare un cambiamento duraturo nella storia, non può essere che una conversione ecologica comunitaria. Generosità e tenerezza, gratuità e riconoscenza, consapevolezza e responsabilità saranno l’espressione di una profonda comunione universale, con un mondo non più contemplato dal di fuori, ma dal di dentro, consegnandosi, a ogni momento come un dono divino da vivere in pienezza (nn 217-222).

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