Lunedì, 30 Marzo 2020 07:55

La tenerezza in Madre Mazzarello

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La ‘tenerezza di Dio’ è uno degli elementi più caratteristici del modo di essere e di educare di Maria Domenica Mazzarello. È qui il segreto della sua missione e della sua vita interamente donata alla salvezza delle giovani. Main, una ragazza che conosce la tenerezza del cuore di Dio. Anche la nostra esistenza è una parabola di tenerezza, oggetto privilegiato di uno sguardo di amore che ci viene donato gratuitamente. Solo chi ne fa l'esperienza la può donare e riversare sugli altri.

Per essere "segno dell'amore con cui Dio ama" (art. 52) bisogna dimorare in Lui, far esperienza della sua verità. La verità di Dio è tenerezza, amore misericordioso. Egli "non è altro che Amore, un amore che si dona gratuitamente" e attende il nostro amore.

Maria Domenica Mazzarello è diventata donna di tenerezza, perché prima di tutto si è sentita sommergere dall’amore tenero di Dio. Se si vuole scoprire la sorgente della tenerezza di Madre Mazzarello verso le sorelle e le giovani, guardiamo alla sua personale esperienza dell’amore di Dio. In Lei l’esperienza dell’incontro con lo sguardo amoroso e pieno di tenerezza di Dio è all’inizio di tutto, quale fonte sorgiva che spiega quella pienezza di vita che la caratterizzò.

Cosa aggiunge la tenerezza alla dimensione della fede? “A Mornese il tifo mieté parecchie vittime. Nella famiglia di uno zio di Maria ne furono colpiti tutti, sicché dovettero ricorrere ad altri per assistenza e pregarono don Pestarino, il padre dei mornesini, di aiutarli. Era una famiglia numerosa e la mamma, la più grave, avrebbe desiderato sua nipote Maria. Don Pestarino dovette rimanere perplesso. Maria: aveva ventitré anni; era la maggiore della famiglia, pure numerosissima; era il braccio destro del padre; era anche il suo stesso appoggio per lo zelo che spiegava; e la speranza del molto bene che voleva ancora fare: se fosse accaduta una disgrazia? Le Figlie dell’Immacolata avevano - per regolamento - l’obbligo di assistere le malate del paese; ma ora non si trattava più di sole malate: e chi mandare in una casa dove vi sono anche dei giovani? Chiese, dunque, Maria ai genitori, per quest’opera di carità. I genitori si rifiutarono: il padre addusse il bisogno di lei per i lavori del campo, la madre per l’aiuto in casa e, perché no, per la paura del contagio. La mamma non cela mai le tenerezze del suo cuore” (Cronistoria, Vol. I p. 86).

Nella vita quotidiana la tenerezza non è un optional. La tenerezza è disponibilità al cambiamento, a vivere la nostra esistenza nella logica dell’amore. La tenerezza è un viaggio che trasfigura tutto con gli occhi del cuore. La tenerezza apre il cuore a Dio. Il Papa, indicandoci la prospettiva della tenerezza, ci riporta a Cristo che, nella logica della croce, vince il male con il bene.

Viviamo la tenerezza come sentimento o ci limitiamo al sentimentalismo della tenerezza? Siamo consapevoli che dalla scelta della tenerezza dipende sia la felicità nostra che quella delle persone che ci stanno accanto? Come esprimiamo visibilmente la tenerezza nei confronti delle sorelle in comunità, dei giovani, dei laici e collaboratori della nostra missione e degli ultimi della società?

 

Gabriella Imperatore, FMA 
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