La Sinodalità è Speranza per il mondo

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Papa Francesco invitando la Chiesa a entrare in Sinodo, ha acceso una luce nella notte. Quando l’individualismo stava dilagando sull’umanità, i cristiani sono stati chiamati a reagire a tutti i livelli per condividere e discernere a partire dal tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione”.

Questo appello ha scosso il torpore di molti, non consapevoli come battezzati, della loro responsabilità nella missione della Chiesa. Dare la parola, chiedere un parere, invitare ad un ascolto attivo, includere in un processo di ricerca ed eventualmente di decisione, sono piccole azioni che hanno creato un grande movimento di persone e di gruppi. Molti hanno scoperto la gioia di uscire da sé stessi, di aprirsi ad altri, di arricchirsi reciprocamente e “hanno espresso la sorpresa di essere interpellati e la gioia di poter far sentire la loro voce nella comunità; non è mancato anche chi ha condiviso la sofferenza di sentirsi escluso o giudicato anche a causa della propria situazione matrimoniale, identità e sessualità” (DF 50).

Da questo momento, qualcosa è cambiato nella vita della Chiesa! Il Popolo di Dio si è visto in cammino! Poter intervenire è un segno di riconoscimento della dignità di ogni persona, del suo essere unica nel progetto di amore di Dio e della responsabilità nel dare il proprio contributo per la realizzazione di questo Progetto.

L’Assemblea sinodale si è svolta alla luce della Risurrezione di Gesù e del Suo messaggio di speranza da comunicare al mondo! Segno visibile che Gesù è vivo oggi è l’amore dei suoi discepoli: “Da questo tutti sapranno che siete i miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

La sinodalità non è solo “camminare insieme”, ma è camminare insieme con amore nel nome di Gesù e con Lui. Questo amore si traduce in azioni concrete di servizio, compassione e cura per il prossimo e genera speranza.

I partecipanti al Sinodo si sono riconosciuti nell’esperienza di Pietro, dopo la Pasqua, quando decide di tornare al lago di Tiberiade dove tutto era iniziato: “Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare” – Gli dissero: “Veniamo anche noi con te” (Gv 21,2-3).

“Anche il percorso sinodale è iniziato così: abbiamo udito l’invito del Successore di Pietro e l’abbiamo accolto; ci siamo messi in movimento con lui e dietro di lui. Insieme abbiamo pregato, riflettuto, faticato e dialogato. Ma soprattutto abbiamo sperimentato che sono le relazioni a sostenere la vitalità della Chiesa, animando le sue strutture. Una Chiesa sinodale missionaria ha bisogno di rinnovare le une e le altre” (DF 49).

È rimasto vivo nella memoria mondiale Papa Francesco, solo in Piazza San Pietro, la sera del 27 marzo 2020, durante la pandemia del Covid 19: “Ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti”.

L’isolamento era la parola d’ordine, le relazioni per natura generatrici di vita, diventavano una minaccia, la paura cresceva e paralizzava. L’orizzonte sembrava chiuso, mancava la luce e la speranza si spegneva progressivamente. In questo momento Papa Francesco ha riacceso una luce, facendo sentire tutti e tutte insieme sulla stessa barca, con Gesù presente, sostegno per affrontare la tempesta che faceva vacillare il mondo.

La Chiesa sinodale, quale barca di Pietro dove tutte le vocazioni si ritrovano, è stata chiamata a rinnovarsi, intessendo relazioni nuove per diventare più comunità aperta al mondo.

“Lungo tutto il cammino del Sinodo e a tutte le latitudini è emersa la richiesta di una Chiesa più capace di nutrire le relazioni: con il Signore, tra uomini e donne, nelle famiglie, nelle comunità, tra tutti i cristiani, tra gruppi sociali, tra le religioni, con la creazione” (DF 50).

La decisione dell’Assemblea Sinodale di proporre alla Chiesa una conversione delle relazioni non è soprattutto una strategia per essere più efficace nella missione evangelizzatrice, ma è lasciarsi impregnare dallo spirito del Vangelo, vivere come Gesù che ci ha rivelato la relazione nella Comunità Trinitaria.

Il Documento Finale sottolinea: “È ai vangeli che dobbiamo guardare per tracciare la mappa della conversione che ci è richiesta, imparando a fare nostri gli atteggiamenti di Gesù. […] Ha rivelato il volto del Padre venendo incontro a ognuno lì dove si trova la sua storia e la sua libertà. Dall’ascolto dei bisogni e della fede delle persone che incontrava sgorgavano parole e gesti che rinnovavano la loro vita, aprendo la strada a relazioni risanate” (DF 51).

Le relazioni vissute nello stile di Gesù in comunità, in famiglia, nelle comunità educanti, con persone del territorio, con diverse culture e religioni, trasformano la vita, aprono cammini nuovi, accendono luci di speranza.

Per noi Figlie di Maria Ausiliatrice, per la Famiglia salesiana, le relazioni sono fondamentali nella nostra vita e nella missione. Effettivamente, il carisma salesiano è basato sulla relazione che rende visibile e credibile l’Amore di Dio: “Noi, Figlie di Maria Ausiliatrice, doniamo la nostra vita al Signore, divenendo tra le giovani segno ed espressione del suo amore preveniente” (C 1). L’amore si traduce in fiducia verso ogni persona, giovane e adulta. La fiducia alimenta la speranza e genera creatività per costruire il presente e il futuro; appassiona per camminare insieme perché la sinergia è una forza che trasforma il mondo a partire da ogni realtà. Oggi, più che mai, le giovani e i giovani hanno bisogno di essere coinvolti per formare comunità aperte, generatrici di vita nuova, di gioia e di speranza.

Il mondo appartiene a coloro che scrivono con la loro vita, e cantano in comunità sempre più aperte e allegre, una musica di speranza!

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