L’insegnamento di Emmaus: l’incontro col Risorto riaccende la Speranza
(Lc 24,13-35)

Caravaggio, Cena di Emmaus, 1606, Pinacoteca di Brera, Milano.
La speranza non è un atteggiamento individuale, ma un cammino che si fa insieme condividendo le proprie gioie e dolori, fatiche e speranze, sostenendosi a vicenda. Un esempio biblico è l’esperienza dei discepoli di Emmaus, narrata da Luca. L’icona dei discepoli di Emmaus è come lo specchio nel quale guardare la nostra esistenza e rivedere il nostro cammino insieme, che ha come fondamento il dinamismo della speranza verso una meta certa, promessa del Risorto.

La speranza crollata: il bisogno di aprire il cuore e guarire la memoria

“Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò loro: “Che cosa?”. Gli risposero: “Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno …” (Gv 17-19).

Dopo il “terzo giorno” dagli avvenimenti, il dolore dei discepoli è così grande che essi decidono di lasciare la comunità per allontanarsi dal luogo che ricordava questi fatti.

I due discepoli, mentre si allontanano e camminano, conversano e rileggono il loro passato e soprattutto ciò che era accaduto a Gesù di Nazaret. Nel loro cuore c’è confusione e delusione; stanno vivendo la frustrazione di un sogno infranto. Sono caratterizzati da tristezza e da speranza crollata. Sono persone che vivono del passato: “noi speravamo…”.

I discepoli vivono la pesantezza del cuore e, accecati dalla delusione, non riescono a riconoscere Gesù e i segni della sua presenza. L’amarezza di ciò che stanno vivendo traspare chiaramente dal rimprovero che fanno al viandante sconosciuto: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?” (v. 18).  E fanno a lui la predica della delusione!

I discepoli hanno bisogno di ritrovare la speranza e questo brano ci aiuta a riflettere sul senso del cammino: un cammino che sia un passaggio dal tempo fissato nel passato al tempo presente, fino a portare al desiderio di vita illuminata da grandi ideali, di una speranza affidabile e che non delude, che si manifesta in una domanda cruciale: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (v. 32).

*Come leggiamo le nostre esperienze di delusione e di tristezza? Sentiamo di camminare come comunità oppure qualche volta camminiamo come i discepoli, chiusi in noi stessi e nel nostro dolore?

“Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”: si riaccende la loro speranza

Il dolore e la delusione per quello che è successo ha raffreddato l’interiorità dei due discepoli, ha spento la loro speranza, ma il Signore li raggiunge lì, nella loro esperienza di fallimento, gli si affianca guarendo la memoria e portandoli ad aprire il cuore che era ormai chiuso alla speranza.

Gesù usa una metodologia umana ed efficace per farsi riconoscere e far uscire i discepoli dal loro smarrimento e intravedere un futuro di speranza: si avvicina e cammina con loro, pone loro delle domande, non dà subito la soluzione e non nega nemmeno ciò che essi dicono; solo dopo avere ascoltato attentamente Gesù potrà rimproverarli: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?” (v. 38); al momento opportuno Gesù inizia la sua interpretazione «cominciando da Mosè e da tutti i profeti» (v. 27). 

Gesù offre loro “un’altra storia”, che si contraddistingue alla predica della delusione dei discepoli. Rilegge la storia loro raccontata nell’orizzonte della fede, come una storia di salvezza e li apre, così, alla speranza.

Infine, Gesù spezza il pane per loro, mangia con loro, condivide la gioia di stare insieme e riscalda i loro cuori. Li mette così in grado di riconoscerlo nei suoi segni: nella parola, nello spezzare il pane, nella storia, nei poveri, negli stranieri che incontreranno da ora in poi nella loro missione.

* Riusciamo a riconoscere la presenza del Risorto che cammina con noi e nella storia? Cosa ci impedisce di riconoscere la presenza del Risorto?

“Partirono senza indugio”: la speranza ritrovata e l’annuncio del Risorto

Da fugaci delusi, i due discepoli diventano missionari audaci del Risorto: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: ‘Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!’. Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane” (v. 34-35). Ritornano a Gerusalemme “in fretta”, spinti dell’urgenza dell’annuncio, con una speranza in cuore, che non è più quella dei loro sogni falliti, ma è frutto dell’incontro con il Risorto e del credere in Lui.

* Quali sono i segni che ci fanno capire che il Risorto cammina con noi? Sentiamo in noi l’urgenza gioiosa di annunciare Gesù Risorto, ragione della nostra speranza?

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