La fragilità è un aspetto dell’essere umano, ma non è tutto. Molte storie di donne e uomini di tutti i continenti, che di fronte a situazioni problematiche hanno accettato e reagito con determinazione, dimostrano come, oltre alla fragilità, le persone siano portatrici di risorse e di capacità imprevedibili. Una splendida conferma l’abbiamo nella storia di Sammy Basso, biologo e scienziato credente, morto recentemente, a 28 anni, di progeria, una malattia genetica rarissima che causa l’invecchiamento precoce. Con l’aiuto della fede, è riuscito non solo ad accettare la sua malattia, ma anche ad ‘amarla’ e viverla come una vocazione dedicandosi alla ricerca per il bene degli altri. E, senza presumere, possiamo far riferimento anche alla nostra esperienza.
Accettare i limiti della fragilità, anche quelli di non grave entità, richiede il superamento di non indifferenti difficoltà sia personali che sociali. Oltre lo sgomento e il senso di paura che prende alla scoperta del limite, le persone si trovano ad affrontare anche le pressioni di un ambiente sociale caratterizzato dalla fretta, dall’efficienza e dove si respira un’aria di onnipotenza. Le pressioni sociali, oltre a rendere difficile l’accettazione delle reali fragilità, tendono a far considerare tali anche i normali limiti di tempo, di forze e di età.
Con le pressioni che appesantiscono e amplificano le problematiche, non mancano gli strumenti per superarle. Il principale è la speranza. Nasce di fronte a qualcosa che manca. Apre la mente e spinge alla ricerca dei possibili mezzi per colmarla. Si affianca alla fiducia. È una forza indispensabile per vivere2, un aiuto in tutte le situazioni e per tutte le età.
Nell’ambito educativo facilita la gestione di quell’insieme di paure, insicurezze, sensi di inferiorità che sorgono di fronte anche a chi presenta solo le normali difficoltà della crescita. Aiuta a non assumere quegli atteggiamenti iperprotettivi che tendono a eliminare le difficoltà, a sostituirsi, a mettere a disposizione troppo di quanto il mercato offre e anche a medicalizzare.
La speranza predispone a credere nelle risorse delle persone e a farlo sentire dando fiducia. Chi ha fiducia non si sostituisce agli altri, né cerca strumenti inutili per eliminare il problema, ma, valutate le difficoltà, la fa sentire concedendo il tempo per provare e riprovare e permettendo anche di sbagliare. L’errore, se non è considerato un fallimento, può diventare un’utile esperienza. Con la crescita personale, la consapevolezza di aver superato una difficoltà rafforza la fiducia e la speranza nella capacità di affrontarne altre. Chi ha vissuto a contatto con giovani e adolescenti ha potuto toccare con mano l’enorme differenza di spessore umano fra chi aveva vissuto e superato difficoltà non indifferenti e chi, invece, era stato eccessivamente agevolato, aveva avuto tutto e troppo.
Anche nella vita ordinaria, l’accettazione dei normali limiti di tempo e di forze non è facile. Una forma di rifiuto è l’assunzione abusiva di farmaci e psicofarmaci, il doping. Succede nello sport, ma anche comunemente con l’uso quotidiano di sonniferi, tachipirine e altro. La speranza, dando fiducia e tempo alle difese dell’organismo e tenendo sotto controllo la fretta e l’ansia di prestazione, consente di attendere che il dolore si attenui e che il sonno arrivi, con vantaggi fisici e anche economici.

Una difficoltà non indifferente ad accettare le fragilità è pure quella dovuta all’età. Di fronte alla scarsa o non considerazione sociale, ai disturbi e alle limitazioni di autonomia, alla paura della morte, la speranza è fondamentale. Unita alla fede infonde una particolare fiducia nel Mistero che tutto avvolge e guida a compimento con amore. La fede-fiducia, aiuta a dar senso e ad accettare la sofferenza e i limiti; permette di fare buon uso della lunga esperienza e delle risorse restanti e di restare socialmente aperti. Nella preghiera diventa abbandono sereno e inno di riconoscenza.
Ultimamente, oltre alla fragilità, sta preoccupando seriamente anche la gestione delle enormi possibilità dell’Intelligenza Artificiale creativa. La diffusa e giustificata paura che sfugga al controllo e la preoccupazione circa l’uso degli strumenti che la veicolano, sta stimolando l’impegno di molti studiosi a cercare i mezzi adatti a renderla utile. Sono già disponibili studi e ricerche riguardanti la prevenzione e la cura della dipendenza e dei danni alla salute fisica, mentale e alla socialità, soprattutto dei giovani.3
La speranza è un dono grande. Per renderlo efficace, anche nell’attuale clima competitivo, è richiesta una solida formazione. Oltre alla propria esperienza e alle storie di donne e uomini del passato e ancora viventi, un valido aiuto può venire dai contributi che varie scienze mettono a disposizione. Puntuali e illuminanti riflessioni si trovano in libri, riviste, articoli di fondo e inserti di giornali, conferenze e dibattiti reperibili anche in internet. Di particolare importanza sono i contributi della Psicologia positiva che, per superare il disagio, punta sul potenziamento delle risorse esistenti. E, con il concorso della mindfulness, della meditazione, della compassione dimostra come sia possibile “favorire la crescita attraverso le avversità”.4
L’ampliamento delle conoscenze, unito al buon senso, concorre alla formazione di una prudente e saggia mentalità critica. È un atteggiamento non facile da acquisire, ma possibile. Stimola a non fermarsi al dato mancante e a non restare succubi delle pressioni dell’ambiente; aiuta a cogliere le proprie e le altrui risorse e a darsi e dare fiducia; facilita a discernere ciò che è necessario da ciò che è inutile e dannoso. Educarsi ed educare a una prudente e saggia mentalità critica significa fornirsi e fornire uno strumento necessario per navigare, con limiti e fragilità, tra mille offerte attraenti e interessanti puntando su ciò che conta.
La speranza, potenziata dalla formazione umana, trova nella fede la sua pienezza5. La fede, ampliando i limitati orizzonti umani e relativizzando quanto appare, ma non è necessario, illumina di senso la vita, liberandola dall’angosciante peso dell’insignificanza e dell’inferiorità sociale. Nella preghiera diventa fiducioso affidamento all’Ineffabile, ‘compagnia’, che rende possibile accettare la fragilità, ‘amarla’ e sentire che la vita è, comunque, degna di essere vissuta.
- SICCHIERO Maria, Non aveva paura della fragilità, mi ha insegnato ad amarla, in Avvenire, 30 aprile 2025. pag. 21. ↩︎
- Cf. CUCCI Giovanni, La speranza. “la forza per affrontare le cose difficili”, Ancora, Milano 2024. ↩︎
- Cf CUCCI Giovanni – VETTUKALLUMPURAYHI Betty, Social netwvork e salute mentale, in La Civiltà Cattolica, aprile 2025, I, 392-404. L’articolo, oltre ai dati e alle problematiche conseguenze in ordine alla salute mentale, presenta anche possibili e utili rimedi. ↩︎
- Presso l’Università di Trieste, il 24 febbraio scorso, si è tenuto un incontro formativo dal titolo: Dalla resilienza all’antifragilità: come la mindfulness, la meditazione, la compassione e la psicologia positiva possono favorire la crescita attraverso le avversità. ↩︎
- Cf. SELIGMAN Martin E. P., Il circuito della speranza, Giunti, Firenze 2018. ↩︎