Il contesto: una situazione drammatica e disperata
Il libro biblico che porta il suo nome narra l’imponente campagna militare del re Nabucodonosor che, regnando a Ninive, espande i confini del suo impero sconfiggendo e sottomettendo tutti i popoli circostanti. È un nemico potente e apparentemente invincibile, che semina morte e distruzione fino a raggiungere la Terra Promessa, minacciando la vita dei figli d’Israele. L’esercito di Nabucodonosor, guidato dal generale Oloferne, assedia Betulia, una città della Giudea, interrompendo il rifornimento d’acqua e indebolendo così la resistenza della popolazione. Il popolo è sopraffatto dal terrore. La situazione diventa drammatica, al punto che gli abitanti chiedono agli anziani di arrendersi ai nemici.
La proposta del capo del popolo: una speranza debole (Gdt 7,29-31)
Di fronte a tanta disperazione, il capo del popolo tenta di offrire un barlume di speranza: resistere ancora cinque giorni, attendendo l’intervento salvifico di Dio. Ma è una speranza fragile, che lo porta a concludere: «E se proprio passeranno questi giorni e non ci arriverà alcun aiuto, farò come avete detto voi» (7,31). Vengono concessi a Dio cinque giorni – e qui sta il peccato – per intervenire; cinque giorni di attesa, ma già con la prospettiva della fine. Concedono a Dio cinque giorni per salvarli, pur sapendo di non avere fiducia e aspettandosi il peggio. In realtà, nessuno tra il popolo è più capace di sperare. Erano disperati.
Giuditta si fa avanti: l’audacia della speranza (Gdt 8,11-14)
È in questa situazione che entra in scena Giuditta. Vedova, donna di straordinaria bellezza, saggezza e coraggio, parla al popolo con il linguaggio della fede e della speranza. Coraggiosa, rimprovera apertamente il popolo: «No, fratelli, non provocate l’ira del Signore, nostro Dio. Se non vorrà aiutarci in questi cinque giorni, egli ha pieno potere di difenderci nei giorni che vuole o anche di farci distruggere dai nostri nemici. […] Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido, se a lui piacerà» (8,13-15.17). È il linguaggio della speranza. Giuditta rischia di fare una brutta figura davanti agli altri, ma è coraggiosa e non teme di mettersi in gioco per una grande causa: la salvezza del suo popolo. Con la forza di una profetessa, richiama gli uomini del suo popolo alla fiducia in Dio; con lo sguardo profetico, vede oltre l’orizzonte limitato proposto dai capi e ulteriormente ristretto dalla paura. Poi conosciamo il finale della storia: Dio salva!

La forza disarmata della preghiera (Gdt 9,1-14)
Giuditta affronta la potenza mostruosa dell’esercito di Oloferne con le semplici armi della preghiera e della piena fiducia nel Signore. Per lei, la preghiera è un autentico momento di dialogo con Dio, che aiuta a far luce sulla vera consistenza di ciò che appare irresistibile. Il cammino che Giuditta ci indica è quello della fiducia, dell’attesa nella pace, della preghiera e dell’obbedienza. È il cammino della speranza. Senza facili rassegnazioni, compiendo tutto quanto è nelle nostre possibilità, ma sempre rimanendo nel solco della volontà del Signore, perché – lo sappiamo – ha pregato intensamente, ha parlato a lungo al popolo e poi, coraggiosa, è partita, ha cercato il modo di avvicinarsi al capo dell’esercito ed è riuscita a decapitarlo. È coraggiosa nella fede e nelle opere. E cerca sempre il Signore! Giuditta, infatti, ha un suo piano, lo realizza con successo e conduce il popolo alla vittoria, ma sempre nell’atteggiamento di fede di chi tutto accetta dalla mano di Dio, certa della sua bontà.
La storia di Giuditta diventa simbolo di come la speranza, anche nelle situazioni più difficili, possa essere un dinamismo di cambiamento e liberazione.
Sappiamo resistere con la forza della fede e della speranza di fronte alle difficoltà che si presentano nella nostra vita e nella missione? Siamo capaci di metterci in gioco per sostenere la fede e la speranza della gente?
Per approfondire: Papa Francesco: Giuditta: il coraggio di una donna dà speranza al suo popolo