Una nuova speranza si è accesa nella Chiesa

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Nel momento in cui le nuvole della tristezza continuano a coprire il cielo cariche delle lacrime di molte madri che, dove c’è una guerra assurda e varie forme di violenza, hanno visto soffrire e morire i loro figli innocenti, la Risurrezione di Gesù celebrata a Pasqua ha acceso una luce folgorante, capace di attraversare lo spessore dell’oscurità della notte. Essa è, infatti, la vera e unica fonte della speranza per tutta l’umanità. In alcune situazioni non si vedono motivi di speranza umana. Solo la fede sostiene e permette di continuare a camminare senza cedere alla disperazione. Penso a molte situazioni dove sono presenti le Figlie di Maria Ausiliatrice che con i laici, famiglie, giovani continuano la loro missione educativa, con coraggio e creatività, nonostante le condizioni politiche e sociali avverse, spesso molto difficili. La fede in Gesù vivo oggi nel cuore del mondo e in ogni persona battezzata, in quelle che con cuore sincero lo cercano e lavorano per il bene comune, è la radice partendo dal presente anche quando sembra stia crollando.

La piccola speranza s’avanza tra le due grandi sorelle, la fede e la carità, e non la si guarda neanche. È quella che è in mezzo che tira le sue sorelle grandi, che senza di lei non sarebbero niente. È lei quella piccola che tira tutte, perché la fede non vede che ciò che è. Lei vede ciò che sarà. La carità non vede che ciò che è. E lei vede ciò che sarà. La speranza vede ciò che sarà nel tempo e nell’eternità, per così dire nel futuro dell’eternità. La speranza vede ciò che ancora non è e che sarà, nel futuro del tempo e dell’eternità” (Charles Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù).

Nella fragilità della vita, davanti alla brevità dell’esistenza, la speranza apre l’orizzonte sconfinato dell’eternità che inizia in ogni istante. Ogni istante vissuto con amore è già eternità!

In questa Anno giubilare dedicato alla speranza, la Chiesa sta vivendo una esperienza straordinaria di speranza degna di stupire il mondo! La celebrazione della Pasqua di Gesù è stata contemporanea alla pasqua di Papa Francesco. Nella mattinata luminosa del Lunedì di Pasqua, Gesù ha invitato Papa Francesco ad andare per celebrare insieme la Festa della Vita. Tutta la Chiesa è rimasta sorpresa dalla notizia inaspettata. Papa Francesco è partito dopo aver salutato il Popolo di Dio in Piazza San Pietro e dopo aver impartito la benedizione apostolica al mondo! Le reazioni immediate hanno evidenziato come Papa Francesco fosse amato dai cattolici, dai credenti di altre confessioni, dai non credenti e da persone di diversa provenienza e cultura. La sua partenza ha lasciato un vuoto immenso! Da un momento all’altro non si è più sentita la sua voce che risvegliava il mondo! L’appello continuamente ripetuto per la pace non risuonava più! La folla numerosa presente in San Pietro ai suoi funerali rappresentava tutto il Popolo di Dio tanto amato. I molti Capi di Stato, seduti gli uni accanto agli altri qualunque sia la relazione diplomatica, è stato un segno che la pace è possibile quando Dio è presente.

Ma dopo questo evento, cosa sarebbe successo nella Chiesa? I cammini aperti da Papa Francesco avrebbero una continuità? Il Processo sinodale, vera esperienza di Spirito Santo, proseguirebbe la sua attuazione nelle Chiese locali?

Con la forza della fede, i Cardinali hanno assunto la responsabilità di individuare le grandi sfide della Chiesa nel mondo di oggi e in vista del futuro, di pregare e di lasciarsi guidare dallo Spirito Santo durante il Conclave. Rapidamente è stato eletto Papa Leone XIV. Non ci sono state rotture, “scosse sismiche”, ma un passaggio sereno che ha suscitato grande speranza. Il tempo dell’attesa è stato accompagnato dalla preghiera, dalla fiducia nello Spirito Santo che sempre conduce la Chiesa ad essere luce nel mondo. Il Collegio dei Cardinali si è lasciato guidare verso la novità di una nuova tappa per la Chiesa. Ogni scelta suppone di rischiare con fiducia, scommettere con audacia sul futuro che si apre, vivendo con Gesù il Suo Mistero Pasquale.

Non posso dimenticare l’esperienza della folla diretta verso Piazza San Pietro la sera dell’8 maggio, dopo la fumata bianca. La gente non camminava, correva, quasi volava! Gente di diverse generazioni, provenienti da tante parti del mondo, tutti si sentivano fratelli e sorelle uniti da una gioia indescrivibile! Mai nella mia vita ho visto tanta gioia, vera, sincera, contagiosa in una folla. Non si sapeva ancora chi era il Papa eletto, ma questo non importava: c’era il Papa! E questo bastava! La speranza si era di nuovo accesa! Questa esperienza ecclesiale straordinaria, è un segno luminoso, un faro di luce della presenza di Dio che guida il Suo Popolo e non lo lascia mai solo, perché la luce della speranza dischiuda nuovi orizzonti di pace.

Le prime parole di Papa Leone XIV hanno segnato il nuovo cammino che si apriva: “La pace sia con tutti voi! Questa è la pace di Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. Uno dei profondi desideri del mondo ferito da tante guerre, è la pace necessaria per la felicità di tutti i popoli, per il loro sviluppo integrale, per la costruzione di società fraterne, per scrivere una nuova pagina di riconciliazione, di speranza per una umanità fondata sulla civiltà dell’amore.

Papa Leone XIV dà ragione della speranza che abita tutti i cuori: “Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti!”. Egli insiste sulla corresponsabilità di camminare uniti: “Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere”.

In comunità e nella missione educativa tutte siamo chiamate a rispondere a questa chiamata del Signore che, attraverso Papa Leone XIV, invita a camminare insieme per costruire un mondo di pace, iniziando dalla vita quotidiana.

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