Educare è “un atto di speranza”… tra ricerca di senso, progettualità futura e relazioni “affidabili”

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In un mondo attraversato da molteplici crisi sociali, economiche, ambientali, spirituali, l'educazione può essere lievito di speranza? Papa Francesco, attraverso il Patto Educativo Globale, aveva invitato i cristiani e in particolare le istituzioni educative cattoliche a ripensare il senso e le finalità dell'educazione per costruire un futuro basato sulla solidarietà, sulla fraternità e l'impegno per il bene comune.

In questo anno giubilare, chiamati ad essere pellegrini di speranza, quanti si occupano di educazione avranno la possibilità di celebrare il Giubileo dell’Educazione riflettendo sul tema: “L’atto educativo è un atto di speranza?”. La domanda non è retorica. È un riaffermare che l’educazione cattolica, concepita da sempre come un atto di speranza, ha operato con una visione antropologica chiara e sapiente della speranza. Si tratta di una speranza che non illude, né delude perché fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù. Tale speranza trasforma la vita, anzi è un grido per la vita. Il Patto Educativo Globale, infatti, punta a generare vita attraverso l’educazione e quindi a generare futuro. Per questo, è essenziale mettere in discussione le modalità con cui le istituzioni educative vivono la speranza cristiana e la trasmettono alle nuove generazioni offrendo una visione positiva e impegnata della vita e del futuro. In un’epoca storica di profonde trasformazioni il presente e il futuro appaiono sempre più problematici; sia le istituzioni che le persone, soprattutto i giovani, incontrano maggiori difficoltà nelle scelte significative per il futuro, vivendo centrati sul presente e senza un progetto. È facile allora cedere alla tentazione di lasciarsi andare, di arrendersi, di perdere fiducia e attribuire ad altri la responsabilità delle proprie difficoltà. Eppure, questo è un tempo davvero sfidante e propizio per promuovere possibilità di crescita e apertura serena all’avvenire. Confrontarsi serenamente con il futuro è impensabile senza la speranza, senza formare nell’animo umano l’attitudine alla speranza. Qui sta la sfida! Educare non è forse dare al presente il respiro della speranza che può rompere determinismi e fatalismi di chi vuole imporsi con visioni e paradigmi ritenuti l’unica strada possibile? Educare non è forse “scommettere” sul futuro? Educare è apertura al cambiamento, generazione del nuovo, atto creativo che genera il futuro, innanzitutto dei giovani, attraverso la fiducia nelle loro potenzialità, nella loro capacità di costruire un domani migliore. Educare è orientare, cioè promuovere la progettualità personale e professionale dei giovani perché siano in grado di approcciarsi al futuro e di governarlo nel segno della speranza. Papa Francesco ha sempre sostenuto: «Educare è di per sé un atto di speranza, non solo perché si educa per costruire un futuro, scommettendo su un futuro, ma soprattutto perché l’atto stesso di educare è intriso di speranza» (La bellezza educherà il mondo 2014, 35).

La speranza, attitudine preminente di ogni educatore

La speranza è la prima attitudine che ogni educatore dovrebbe sviluppare in maniera preminente. Non la speranza ingenua che “alla fine tutto andrà bene e le cose si aggiusteranno quasi per magia”, ma una speranza ‘affidabile’, fondata sull’impegno e la responsabilità, sulla fiducia accordata a qualcuno che l’ha vissuta nella sua concreta esistenza. L’incontro con tali persone aperte alla realtà e con visioni di futuro incide profondamente nella personalità tanto da impregnare ogni motivazione, attività e comportamento, così da comunicare la medesima passione, gli stessi orientamenti di valore e anzitutto un senso profondo della vita. E ciò genera atteggiamenti di speranza e di fiducia in se stessi, nella vita, nelle relazioni interpersonali, nella società e nel mondo.

A livello educativo è urgente ricostruire percorsi formativi di orientamento e di ricerca di senso, proprio laddove la complessità, la frammentazione e il disorientamento esistenziale sembrano renderli difficili, se non impossibili. La speranza, difatti, in quanto dinamismo interiore che spinge nella direzione di qualcosa che esprima pienezza di vita e di senso, costituisce una risorsa umana e spirituale formidabile per la crescita integrale della persona ed è necessaria per ogni cambiamento personale e sociale. Ma, la speranza non è una predisposizione spontanea, deve essere appresa, educata, nel senso tipico dell’«educere» perché comporta in primo luogo la riscoperta e il riconoscimento del proprio essere progettuale, cioè, connotato da desiderio, attesa, novità, aspirazioni orientate al futuro, apertura all’utopia e a sempre nuovi orizzonti di senso. La progettualità è inscritta nella natura dell’essere umano chiamato a scoprire e realizzare il compito unico e irrepetibile dell’esistenza, a identificare il progetto di vita che dia senso e valore al compito-missione che gli è affidato e che costituisce la sua specifica vocazione.

Imparare la speranza”: imperativo e sfida

Per gli educatori “imparare la speranza” e “insegnare a sperare” costituisce un imperativo e una sfida, in un tempo di profondi cambiamenti e di grande incertezza per l’avvenire. La speranza allora è indispensabile perchè apre un varco nell’orizzonte chiuso della crisi che stiamo vivendo. All’atteggiamento della resa, spesso accompagnato da sfiducia, depressione e delusione per l’impossibilità di vedere realizzate aspettative, sogni e progetti, la speranza si contrappone alla logica del fallimento, del non-senso, all’angoscia soffocante dinanzi all’assenza di prospettive, ridestando la forza di ri-cominciare, la tenacia di credere nell’oltre, il coraggio di sperare “l’insperato”, perché “fedele è Colui che ha promesso” (Eb 10,23). Qui la speranza prende la forma di una potente energia spirituale che può avvenire solo se nutrita dalla fede: è una risorsa e un’attitudine umana ma nel contempo è il dinamismo spirituale proprio di chi crede nella Parola di Dio e nella sua promessa fedele.

Teniamo viva la speranza” (Rm 15,5) sono le parole dell’apostolo Paolo che oggi risuonano ancora più significative e attuali. Sollecitate a guardare al futuro con speranza, superando ogni forma di scetticismo o pessimismo, anche noi FMA, insieme a tutti i collaboratori e ad ogni istituzione educativa, avvertiamo la necessità di anticipare il futuro nel segno della speranza, proprio attraverso l’educazione. L’impossibile speranza si apre dinanzi come possibilità, come proposta che va ‘oltre’ le avversità e le incertezze del presente. Se saremo in grado di essere noi stesse, fedeli al nostro carisma educativo, aprendoci a relazioni significative e libere con tutti, promuovendo solidarietà e condivisione con responsabilità e ragionevolezza, non tutto andrà perduto e la speranza, saldamente fondata, ci sorreggerà nel cammino arduo della missione educativa.

Per gli uomini e le donne del nostro tempo è molto difficile abbracciare la speranza, che possa sottrarli al pericolo di naufragare nell’angoscia, nello sconforto e nell’esperienza della depressione e dello smarrimento esistenziale. Ciò è ancora più rilevante nei giovani che si privano della possibilità di aprirsi al futuro con il rischio di bloccare la propria progettualità esistenziale, quel dinamismo motivazionale intrinseco ad ogni persona che connota in maniera tipica l’età adolescenziale. Perché la speranza diventi una risorsa potente per la crescita integrale della persona, è essenziale potenziare nella relazione educativa tutti quei fattori strettamente correlati con il costrutto della speranza, come ottimismo, resilienza, progettualità e ricerca di senso, oggetto di studio in molteplici aree di interesse, dalla psicologia e psichiatria, alla filosofia e teologia, alla medicina e alle neuroscienze.

Educare a coltivare e custodire la speranza

“Avere speranza” costituisce un traguardo emozionale piuttosto complesso, perché non si tratta di una semplice predisposizione, né di un’emozione o sentimento ma di un dinamismo motivazionale che è alla base degli atteggiamenti e che viene sollecitato dai valori in cui la persona crede. È una forza impetuosa che si innesca nell’anima come una dynamis, una vera e propria forza di resistenza spirituale che va oltre ogni attesa o desiderio puramente umano e immediato.

La speranza, quindi, va ‘imparata’, coltivata e custodita ma anche elaborata e portata a consapevolezza. È frutto di una “coltivazione” (Snyder), va fatta crescere, nutrita e protetta. Va accompagnata e costruita lungo l’esistenza attraverso la mediazione di persone significative, tra famiglia, scuola, amici, adulti educatori, attraverso la relazione interpersonale, cioè dentro una condizione di fiducia e di riferimento a qualcuno o qualcosa verso cui tendere. Gli elementi che permettono di svilupparla si muovono sia sul piano cognitivo ed emotivo, sia sul piano motivazionale e valoriale. Occorre imparare a vagliare i propri pensieri, a promuovere quelli positivi, a mantenere l’orizzonte aperto e individuare finalità, obiettivi e strategie raggiungibili ma progressive, impegnandosi nell’implementare i risultati a partire dalla coscienza del proprio valore personale.

Divenire e, ancor più, essere persone di speranza, è l’esito di un lavoro intenso e profondo su di sé. È indispensabile lavorare sulla percezione di sé e della propria capacità di prefigurare le mete concrete e i percorsi che conducono a realizzarle e nello stesso tempo attivare i dinamismi motivazionali che orientano verso le finalità scelte. L’educatore e la stessa comunità educativa dovranno aiutare i giovani che si ritrovano sempre più soli, senza riferimenti valoriali, a re-imparare a immaginare il futuro, anticiparlo, progettarlo, giorno per giorno, esercitando la propria libertà di scelta.

«L’atteggiamento più consono all’impegno educativo delle comunità e dei singoli è […] quello animato dalla speranza educativa, che dà forza e costanza nel cercare vie nuove e mezzi nuovi per risolvere problemi antichi ma resi diversi dalle mutate circostanze storiche, e che sostiene nella tensione costante tra ideale e reale, tra dover essere ed essere, tra oscurità del presente e anticipazione del futuro. La speranza è la sorgente profonda della fiducia necessaria a predisporre un cammino educativo, a percorrerlo con fedeltà sostanziale e adattare continuamente il passo e lo stile alle reazioni dei giovani» (Pellerey 1999, 168).

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