“Santa pazienza…”

ai-generated-8489648_1920_compressed
Un tempo, di fronte a un bambino o a un figlio che distrattamente ripeteva lo stesso errore, era facile sentire la maestra o il genitore spazientito dire con voce alterata: “Santa pazienza, è possibile che tu non riesca a capire che…” E, proprio mentre uno stava per perderla, la definiva santa, cioè molto importante, lasciandolo trasparire anche dall’incrinatura di rabbia e dispiacere della voce. Perdere la pazienza, se non si tratta di un momento di debolezza, come spesso succede, significa anche perdere la speranza. Pazienza e speranza camminano insieme.

Nell’attuale clima di efficientismo e di prepotenza, la pazienza, più che santa, è ritenuta un atteggiamento passivo di chi non sa imporsi, di chi è debole e incompetente e non sa difendersi. Spesso, coloro che credono di essere all’avanguardia e forti perché abituati e sedotti dalla velocità della tecnica, considerano le persone pazienti individui poco furbi, incapaci di stare al passo dei tempi, disponibili ad essere sfruttate.

La pazienza, che sostiene la speranza e non desiste fino a quando non ha raggiunto il suo fine, è tutt’altro che debolezza, incompetenza, ingenua stupidità. Per resistere nelle attese dai tempi lunghi, nell’andare contro corrente, nelle situazioni di mobbing e di larvate e pesanti gelosie, ha bisogno di una forza non indifferente. Così pure, anche la normale gestione della vita quotidiana è una palestra impegnativa che richiede una pazienza in cui forza, amore e rispetto si sostengano reciprocamente.

La scarsa considerazione o il rifiuto dell’atteggiamento paziente è dovuto oltre alla fatica di viverlo – ‘sopportare con pazienza’ – anche al fatto che lo spessore di maturazione umana e le virtù per metterlo in atto non sono per niente evidenti e tanto meno esaltate. Non si improvvisa, né basta essere esperti di tecnologia per assumerlo. Si tratta di un lungo percorso di crescita personale in cui, fra l’altro, le irruenti energie dell’aggressività vengono addomesticate e fatte proprie dalla forza dell’amore e guidate da una prudente e lungimirante razionalità.

L’atteggiamento paziente, per non lasciarsi soffocare dalle piccole urgenze quotidiane o fuorviare e stordire dai rapidi cambiamenti dovuti allo sviluppo della tecnica (AI) e dalle lusinghe di una cultura alla rincorsa del tutto e subito, ha bisogno di un sogno, di un progetto, di un ideale che, illuminandolo di senso, sostenga la fatica della perseveranza nell’impegno.1

La speranza ha bisogno della pazienza per realizzare quanto sogna e la pazienza ha bisogno di un sogno, di un progetto che dia senso e sostenga la sua fatica. Nell’attuale situazione di incertezza dovuta ai cambiamenti climatici e geopolitici, alla violenza diffusa e alle guerre, al veloce sviluppo e diffusione dell’AI, il rischio è di restare travolti, impotenti o indifferenti. Tuttavia, pur nel clima caotico che ci circonda, non mancano donne e uomini dal pensiero critico che, animati dalla speranza e riuniti in Movimenti e Associazioni esprimono sogni ed elaborano progetti umanitari che danno senso alla fatica della pazienza.

Negli ultimi tempi, in particolare con l’evento dell’intelligenza artificiale, la necessità di formarsi e formare a un pensiero prudentemente critico si è rivelato di fondamentale importanza. Attualmente, però, con le spinte e l’abitudine alla corsa e al tutto e subito, fermarsi, darsi tempo per leggere, approfondire, confrontarsi, andare a una conferenza sulle problematiche legate all’AI e sull’ecologia, non è facile per nessuno. Appassionate ed eroiche educatrici e appassionati ed eroici educatori si trovano ancora. La missione educativa, se presa sul serio e abbracciata con passione è un orizzonte in grado di offrire senso e motivazione alla fatica della pazienza necessaria per una preparazione adeguata alla missione. Chi pensa di arrivare con l’abituale agitata rincorsa, rischia di perdere, con la corsa, anche l’anima.

Un campo di battaglia molto impegnativo per la pazienza, dal quale nessuno può sfuggire è quello della quotidiana convivenza. Nel tempo dell’impegno lavorativo-professionale il senso del dovere, il desiderio di fiducia, la paura del giudizio e il progetto che si desidera perseguire sono di grande aiuto a mantenere un comportamento corretto a tenere a freno l’impazienza. Nel tempo meno organizzato della convivenza le cose cambiano. La maggior libertà e distensione, il sentirsi sgravati dai doveri e portatori del diritto di essere benvoluti e il poter avere facilmente quanto si desidera danno refrigerio e conforto al vivere. Non è raro, però, che nel tempo libero queste importanti ma fragili caratteristiche, invece di essere vissute in modo da rafforzarle, diventino pretesa egoistica e facciano andare in fumo, con la pazienza, anche la distensione e la buona educazione.

Nel vivere quotidiano non è difficile sentire qualcuno che alza la voce perché non ha trovato le cose come voleva; vedere altri battere sulla porta dell’ascensore perché non arriva immediatamente; sentire una lamentarsi indignata perché ha dovuto attendere per avere un servizio; assistere a una scenata perché la sorella ha preso per sbaglio il suo piatto; incontrare un gruppetto che discute animatamente per un’affermazione ritenuta scorretta; non riuscire a completare un discorso senza che qualcuna/o interrompa e cose del genere o anche peggio se allarghiamo lo sguardo all’impaziente violenza che dilaga nel mondo.

Questi comportamenti, consolidati in atteggiamenti di pretesa, sono spesso assunti inconsapevolmente dall’indottrinamento dell’attuale cultura dell’arrivismo e della prepotenza e ritenuti, non solo giusti, ma doverosi per non essere stupidi. Si trovano quasi ovunque, sia nelle famiglie che all’interno dei gruppi e comunità impegnate. Intervenire è molto difficile. Verrebbe la tentazione di scoraggiarsi e anche quella più sottile di giudicare credendosi migliori. In realtà siamo tutti sulla stessa barca e nessuno è completamente indenne.

Bonhoeffer, riflettendo sulla stupidità, e questi comportamenti sono su questa linea, scrive: “Il rischio di lasciarci spingere al disprezzo degli uomini è molto grande. Sappiamo bene di non aver alcun diritto di farlo e che ciò ci porterebbe a un rapporto assolutamente sterile… Le considerazioni che stiamo per fare ci possono tener lontani da una simile tentazione. Disprezzando si cade esattamente nello stesso errore. Chi disprezza un uomo non potrà ottenerne mai nulla. Niente di ciò che disprezziamo ci è completamente estraneo. […..] L’unico rapporto fruttuoso con gli uomini … è l’amore, cioè la volontà di mantenere la comunione con loro”.2

L’amore, la volontà di mantenere la comunione, il rispetto sono le mete della speranza che motivano, danno forza e costanza alla pazienza, sono i ‘mezzi’ che consentono di attendere il momento adatto per dire la parola giusta. E i lunghi silenzi della pazienza diventano fiduciosa preghiera di intercessione che sale come profumo d’incenso per scendere in benedizione fecondante.

La pazienza non si aspetta da un neonato, si cerca di insegnarla ai bambini e ai giovani, si vorrebbe vederla negli adulti, si può viverla se compresa come fatica finalizzata al bene di tutti/e, ma non si può pretendere da nessuno. La buona educazione e un certo interesse possono essere un aiuto a praticarla, ma solo abbracciando i grandi valori dell’amore, della comunione fraterna e della pace è possibile percepirne il senso e assumerla volutamente. Perderla, qualche volta, da parte di chi di solito è molto paziente, può essere utile all’umiltà del perdente e anche a far riflettere chi la provoca. Con i tempi che corrono, la pazienza sta diventando più che santa e resta forse una delle carte vincenti per formarsi un pensiero critico, concorrere alla pace, mantenere la fede, salvarsi e salvare. E, pur mantenendola con un po’ di speranza, osservando quanto sta succedendo nel mondo verrebbe da dire con voce tonante: Santa pazienza, è possibile che i cosiddetti “grandi del mondo” non capiscano che le guerre sono assurdità e violenta stupidità?

  1. Cf GARZONIO Marco, Il Profeta. Vita di Carlo Maria Martini, Mondadori, 2012, pag. 6. ↩︎
  2. BONHORFFER Dietrich, La stupidità, San Paolo, Milano 2021, pag 23-24. E’ un libretto con brani tratti dal famoso libro dell’Autore: Resistenza e Resa. ↩︎

Condividi

Dalla rivista

Camilla

Educare significa “fortificare l’animo”. Lo diceva papa Francesco. Tirare fuori la forza e ogni altra virtù necessaria per andare avanti nella vita! Ed educare alla ...

Letteratura
Insegnante di lettere in un liceo milanese, scrittore e giornalista, ex allievo salesiano, Marco Erba propone trenta racconti autentici, narrazioni di incontri reali avvenuti in ...
Cinema
In La sala professori, acclamato dalla critica e candidato all'Oscar 2024 come miglior film in lingua straniera, il tentativo di un'insegnante di proteggere i suoi ...
Musica
L’educazione è un processo paziente che mira a suscitare nel cuore dei giovani il desiderio del bene, accompagnandoli lungo un cammino fatto di sogni e ...