Educarci alla speranza

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Educare significa “fortificare l’animo”. Lo diceva papa Francesco. Tirare fuori la forza e ogni altra virtù necessaria per andare avanti nella vita!

Ed educare alla speranza vuol dire…la stessa identica cosa, secondo me! Significa rimboccarsi continuamente le maniche, anche se ormai le maniche del nostro bell’abito non le ha più nessuno, a parte me e le superiore del consiglio generalizio quando fanno la foto di gruppo! Dicevo che bisogna rimboccarsi le maniche per contrastare tutta la rassegnazione che serpeggia oggi nelle comunità. È sotto gli occhi di tutte che siamo diventate suore un po’ rinunciatarie! “Ma sì, tanto ormai…”; “Le superiore decidono tutto loro…”; “Quanto conta il mio parere?”; “Una volta sì che si viveva in comunità, adesso siamo in “uscita”, ossia sempre fuori casa, scappate di casa un po’ qua e un po’ là…”; “Oggi le superiore guardano solo le suore giovani…”

Scommetto la dentiera (non ho molto altro da mettere in palio) che tutte almeno una di queste frasi l’avremo detta o pensata in cuor nostro, vero? E non dite di no, perché Camilla difficilmente si sbaglia!

Ma suvvia svisceriamo meglio la situazione! Dunque: siamo un po’ rassegnate prima di tutto perché non ci sono più le superiore di una volta! Loro guardano il futuro, i nuovi orizzonti. Certo, a noi anziane non fa piacere essere considerate una pagina di storia, anche se gloriosa! Non ci fa piacere essere “ridisegnate”… (che poi chissà cosa vorrà dire!) Chi vivrà vedrà! Per ora ci si arrabbia, ma possiamo sempre volgere in positivo le circostanze! Se le superiore ci fanno un po’ arrabbiare, non ci guardano più, approfittiamone: ti arrabbi, non mangi più e dimagrisci. Senza dietologo! Oppure: ti fanno arrabbiare, ti viene la fame nervosa, mangi e ingrassi! Beh, puoi recitare appieno il salmo: Tu mi doni la forza di un bufalo! Insomma troviamo il lato positivo della delusione!

Ma certamente non sono solo le superiore, ma anche le suore a non essere più quelle di una volta e neppure le comunità! Col tempo siamo diventate “strane”. Basta un esempio. Quando si torna dagli esercizi spirituali la prima (e quasi unica) cosa che ci raccontiamo è per quanti minuti parlava il sacerdote. E gli esercizi sono stati belli se il sacerdote parlava non più 25 minuti…se si mangiava bene, e si dormiva di più… Ma, dico io, tutto qui? E la preghiera?? Quali propositi hai preso? Mah! Stiamo diventando le FMA degli agi e dei comfort! Le suore non più del “VADO IO”, ma del “COME SONO STANCA IO!”

E le suore giovani? Un pianeta sconosciuto! Talmente poche che non le conosciamo più! Sono sempre in formazione. Sono di una altra fascia rispetto alla nostra, e le fasce sono come le rette parallele: non si incontrano mai! Sono il lievito nella pasta, il sale che dà sapore ma il più delle volte sono anche il pepe: pizzicano! Da maneggiare con cura! Sono le suore del nucleo animatore delle comunità educanti, e fanno più comunità con i laici che con noi consorelle!

Beh, insomma, ho reso l’idea? La speranza oggi per sostenerci ha bisogno del nostro impegno e del nostro cambiamento. E forse cambiare casa non basta!!

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