“Stavano presso la croce di Gesù” (v. 25).
Ai piedi della croce, nel momento più drammatico della storia della salvezza, si compie un gesto che rivela il cuore materno di Dio. Gesù, nell’ora suprema del suo dono, affida la madre al discepolo amato e il discepolo alla madre: “Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre”. Non è un semplice gesto di pietà filiale, ma l’inaugurazione di una nuova maternità e di una nuova famiglia.
Giovanni sottolinea che Maria e le altre donne “stavano presso la croce”. Questo “stare” non è un’azione passiva: è la posizione di chi rimane saldo quando tutto crolla, di chi non fugge di fronte al dolore, di chi sceglie la vicinanza anche quando costa. La croce, strumento di morte e divisione, diventa paradossalmente luogo di riconciliazione e di nuove relazioni fraterne. Lì nasce la Chiesa come famiglia riconciliata, con Maria come madre di tutti i discepoli.
Maria MADRE: generare vita attraverso il dolore
“Donna, ecco tuo figlio!” (v. 26)
La maternità di Maria ai piedi della croce raggiunge la sua pienezza. A Betlemme aveva generato il Figlio nella carne; sul Calvario lo genera nella fede, accogliendo il mistero della sua morte redentrice. Questa maternità non si chiude in un rapporto esclusivo, ma si apre all’universale: “Donna, ecco tuo figlio”.
Maria diventa madre di una moltitudine attraversando il dolore più grande. È madre perché genera alla fede, custodisce la comunità, tiene uniti i discepoli quando la paura li disperde.
Questa maternità si manifesta nell’accoglienza reciproca: il discepolo accoglie Maria “nella sua casa”, ma è lei che lo introduce nella sua esperienza di fede, lo accompagna nel dolore, lo sostiene nella prova. La casa fisica diventa spazio di maternità spirituale.
Maria MISSIONARIA: portare Cristo al mondo
La missione di Maria inizia con il suo “sì” all’Annunciazione e continua in ogni momento della sua vita. La Visitazione ce la mostra in cammino verso Elisabetta: porta Cristo e si fa serva. A Cana anticipa l’ora di Gesù con la sua intercessione. Sul Calvario la sua missione raggiunge il culmine: diventa madre dell’umanità redenta.
Maria evangelizza con la “presenza” fedele. Il suo Vangelo è scritto nella vita: nel “sì” ripetuto ogni giorno, nella disponibilità costante, nell’accoglienza incondizionata. “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5) sono le sue uniche parole nel ministero pubblico di Gesù.
Ai piedi della croce Maria vive la missione più radicale: stare dove nessuno vuole stare, accogliere ciò che tutti rifiutano, credere quando tutto sembra finito. La sua presenza silenziosa annuncia che Dio non abbandona, che l’amore è più forte della morte.
Maria ARTIGIANA DI PACE: tessere riconciliazione
“Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre” (v. 26-27)
Le parole di Gesù dalla croce creano un legame nuovo tra persone. Il discepolo e Maria vengono affidati l’uno all’altra. È l’inizio della Chiesa come famiglia riconciliata, dove i legami sono determinati dallo Spirito. «La parola di Gesù sulla croce rimane aperta a molte realizzazioni concrete. Sempre di nuovo essa viene rivolta sia alla madre che al discepolo, e a ciascuno è affidato il compito di porla in atto nella propria vita, così come previsto nel piano del Signore. Sempre di nuovo viene chiesto al discepolo di accogliere nella propria personale esistenza Maria come persona e come Chiesa e di adempiere così l’ultima disposizione di Gesù» (Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, II parte, 248).
Maria diventa artigiana di pace e riconciliazione accogliendo questo nuovo figlio. Questa accoglienza è già riconciliazione: accettare che altri prendano il posto del Figlio, riconoscere in ogni volto umano un figlio amato. Nei primi secoli i padri della Chiesa, trattando del mistero della incarnazione del Verbo, con frequenza affermano che il grembo verginale della Madre del Signore è stato il luogo dove si è instaurata la «pace» tra Dio e l’umanità. Sulla stessa linea Giovanni Paolo II insegna: «a motivo della sua maternità divina la beata Vergine e divenuta socia di Dio nella stessa opera della riconciliazione» (Riconciliazione e penitenza, 35 AAS 77, 1985, 275).
La pace che Maria costruisce nasce dalla croce, dall’accettazione del sacrificio e del perdono. Nel cenacolo dopo l’Ascensione è lei che tiene uniti gli apostoli nell’attesa dello Spirito. È presenza che pacifica, che riconcilia, che genera unità attraverso la tenerezza materna e l’accoglienza incondizionata.

Da Maria di Nazareth a Maria Troncatti…
La sintonia tra queste due donne si manifesta in una vocazione comune: generare vita dove sembra esserci solo morte. Come Maria rimase ai piedi della croce, così Maria Troncatti scelse di “stare” accanto ai crocifissi della storia nelle foreste amazzoniche dell’Ecuador. La sua maternità spirituale si incarnò nella cura instancabile dei malati e delle famiglie, nell’accoglienza degli indigeni Shuar e dei più vulnerabili.
Missionaria come Maria, suor Troncatti portò Cristo non con grandi discorsi ma con la sua “presenza” fedele: attraversò fiumi, percorse sentieri impervi, rimase disponibile fino all’ultimo respiro. E come Maria fu artigiana di pace, tessendo riconciliazione tra indigeni e coloni, tra culture diverse, creando spazi di accoglienza dove tutti erano accolti come figli amati. La sua vita, consumata in tanti anni di missione e conclusa il 25 agosto 1969 in un incidente aereo dopo aver offerto la sua vita per la riconciliazione tra i popoli coloni e Shuar, fu un unico “sì” pronunciato ogni giorno, eco fedele del “fiat” di Maria.
… a noi oggi
In quali situazioni della mia vita sono chiamato/a a “stare” come Maria ai piedi della croce, rimanendo fedele anche quando tutto sembra crollare? Come posso esercitare una maternità/paternità spirituale verso chi mi è affidato?
Il discepolo accolse Maria “nella sua casa” non solo fisicamente ma esistenzialmente. Come posso accogliere la maternità spirituale della Chiesa nella mia vita? Quali “spazi” della mia casa e del mio cuore posso aprire per chi il Signore mi affida?