Uno sguardo giovane sulla santità: le novizie raccontano la canonizzazione

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A pochi giorni dalla canonizzazione, le novizie del Noviziato Internazionale Maria Ausiliatrice di Castel Gandolfo (Roma) raccontano l’esperienza di grazia vissuta: «Come giovani in discernimento e formazione, ci sentiamo profondamente grate a Dio per la possibilità di vivere il Noviziato vicino a Roma, soprattutto in questo anno giubilare. Tra i tanti eventi di grazia a cui abbiamo partecipato, c’è anche la canonizzazione di suor Maria Troncatti, prima FMA proclamata santa dopo la cofondatrice Maria Mazzarello! Abbiamo potuto prendere parte ai momenti celebrativi, vivendo questo evento in profondità, comunione e gioia».

Come ti sei preparata personalmente e come comunità a vivere questo grande momento?

Per la canonizzazione della nostra Santa, personalmente mi sono preparata leggendo la sua biografia “Selva patria del cuore”, lasciandomi stupire dalla sua umanità e dal suo coraggio. Come comunità, abbiamo vissuto insieme l’attesa di questo giorno imparando diversi canti dedicati a lei in varie lingue, pregando la novena, organizzando giochi e attività per i giovani per favorire la conoscenza della sua figura e anche dipingendo uno striscione per renderci visibili in Piazza San Pietro. Al di là degli aspetti organizzativi, penso che a preparare il nostro cuore sia no stati soprattutto i vari momenti condivisi con tutto l’Istituto, dall’apertura delle celebrazioni con la mostra e le testimonianze, all’incontro con i giovani di molte Ispettorie, fino alla veglia di preghiera. Si percepiva chiaramente che Maria Troncatti è la nostra santa e la santa di tutti!

Tra i vari interventi durante il momento di apertura delle celebrazioni, cosa ti ha più toccato?

Mi ha toccato in modo particolare l’intervento di don Pierluigi Cameroni quando ha messo a confronto Suor Maria Troncatti e Sant’Artemide Zatti, sottolineando che questi due ultimi santi della Famiglia Salesiana erano infermieri. Diceva che noi oggi abbiamo lo stesso compito di questi nostri santi: “guarire il mondo”.

Che significato ha avuto per te la mostra allestita per l’occasione?

La mostra è stata ideata come un itinerario, attraverso tre parole e tre immagini, che introduce nel cuore di Dio che suor Maria Troncatti ha fatto incontrare a tante persone: le ALI, segno di chi ha volato per donarsi; la CROCE, segno della cura di Dio e della motivazione che ha spinto Maria al dono; le BRACCIA, segno della concretezza dell’amore. 

In che modo questi tre elementi della vita di suor Maria hanno provocato la tua vita?

Queste tre parole chiave mi hanno parlato in modo forte. Mi hanno fatto pensare al coraggio e all’audacia con cui Suor Maria ha potuto sognare in grande e superare le sue paure con l’aiuto del Signore. È stato bello vedere che la fonte del suo coraggio e della sua gioia era Gesù Eucaristia, che incontrava ogni giorno prima di andare a visitare e curare gli ammalati. Gesù era il centro della sua vita ed è proprio per questo che si donava così generosamente agli altri e li amava senza misura. Un altro aspetto che mi ha provocato è che per lei non esisteva un tempo inopportuno: quando si trattava del bene degli altri e veniva chiamata, di giorno o di notte, andava subito.

Esprimi con tre parole il pomeriggio con i giovani dell’MGS Italia a Cinecittà.

GIOIA: per la bellezza di vedere tantissimi giovani arrivati a Roma appositamente per suor Maria Troncatti e per il clima spensierato, “da cortile”!

INCONTRO: è stato bellissimo incontrare tante persone e tanti ragazzi, in un clima gioioso e di festa.

GRAZIA: per la possibilità di ascoltare le testimonianze, soprattutto quella del Sig. Cosimo, che da giovane Salesiano Coadiutore missionario ha vissuto gli ultimi momenti di vita di suor Maria. Una vera grazia sentirlo parlare di una Santa che lui ha davvero conosciuto!

La veglia di preghiera nella basilica di San Giovanni Bosco piena di giovani, alla vigilia della Canonizzazione: quale speranza porti nel cuore per quei giovani arrivati a Roma?

Porto nel cuore il desiderio che ciascuno possa ricevere il dono della pace del Signore. È Lui che può portare la pace ovunque andiamo e ad ogni persona che incontriamo. È una pace che nasce da un cuore che ha scoperto l’amore di Dio, e che, proprio per questo, diventa capace di sognare e di volere il bene degli altri. Quando li guardavo tutti insieme, quando sentivo le parole di Madre Chiara, del Rettore Maggiore, di Juwa Bosco, ho capito che chi vive nell’amore di Dio è capace di donarsi e di donare pace, lasciando in ogni persona che si incontra la gioia di un cuore grato.

Alla luce delle parole di Don Pierluigi Cameroni sulla canonizzazione come evento ecclesiale, come hai vissuto l’Eucaristia della Canonizzazione in una Piazza San Pietro gremita?

Partecipare alla canonizzazione di un santo è una grande gioia! Proclamare sette nuovi santi è un arcobaleno di speranza: Dio, nella Sua immensa bontà, ci apre attraverso la vita donata di questi amici di Cristo le porte della santità.  e ci concede di scoprire la testimonianza di uomini e donne, laici e consacrati, interamente configurati a Cristo. Abbiamo anche sperimentato l’universalità di una Chiesa, così diversa, ma unita in un’unica missione: essere segno dell’amore di Dio.

Dopo ore di attesa per incontrare il Papa, cosa ti fa dire “ne è valsa la pena”?

L’udienza con il Papa, dopo la solenne celebrazione del giorno precedente, aiuta veramente a lasciar sedimentare impressioni, emozioni e vissuti e a rendersi conto della grandezza di questo evento per il nostro Istituto. Sei ore di attesa sono passate molto velocemente. Pensate che le salesiane si possano annoiare? Certamente no! Tra la preghiera, canto, gioco e vari incontri con consorelle, giovani, conoscenti… abbiamo atteso le parole del Santo Padre con cuore ardente. Le sue parole sono state poche, ma per noi preziose come perle!

Il Cardinale Angel Artime ha parlato di una santità concreta: mani che curano, piedi che camminano, sorriso che accoglie. Come risuonano in te, giovane donna in formazione, queste parole?

Mi richiamano vari aspetti significativi: la dimensione del servizio e della carità operosa; il dinamismo missionario, il camminare nella fedeltà quotidiana alla vocazione; il sorriso che nasce da una fede serena e da un cuore che si fida di Dio. È come se suor Maria Troncatti mi dicesse: Lascia che le tue mani diventino strumenti di amore, che i tuoi piedi portino il Vangelo e che il tuo sorriso sia il primo annuncio della bontà di Dio.

Che risonanza ha avuto questo evento nelle realtà parrocchiali che incontrate?

In alcune delle parrocchie dove andiamo a fare apostolato ci è stato chiesto di presentare la figura di questa nuova Santa. Ci siamo impegnate a realizzare scenette, giochi per i ragazzi e momenti formativi per gli adulti. Dall’interesse, dalle domande e dalla partecipazione, ci sembra di poter dire che Suor Maria Troncatti, ancora una volta, ha toccato molti cuori!

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