Per un’efficace diffusione del messaggio evangelico in questo contesto, in ambito ecclesiale, come pure in quello dell’Istituto e anche laicale, voci autorevoli richiamano l’attenzione sull’importanza delle relazioni interpersonali. Una è quella del Cardinale Radcliffe Timothy. Nel suo ultimo libro, sollecita a far in modo che “ogni insegnamento e predicazione scaturiscano dalla compassione verso la vita e le vicende delle persone.” E ancora: “L’insegnamento comincia quando osiamo abbracciare le domande che bruciano nel cuore delle persone e renderle in qualche modo nostre nella preghiera e nella riflessione.”1
L’importanza di relazioni comprensive e amorevoli, della compassione non è nuova. Viene da una sapienza antica, è proclamata nel Vangelo, è fonte di studio nell’ambito soprattutto delle Scienze psicologiche e delle Neuroscienze, per i membri della Famiglia salesiana, fa parte della spiritualità e della missione educativa. Un problema recente è che alle normali difficoltà si aggiungono anche quelle di una cultura che spinge all’efficienza, al potere e al dominio, al comodo e al facile e non condanna la pretesa e la violenza.
Fino a poco tempo fa, la missione ad gentes richiedeva di lasciare famiglia e Patria e andare in terre lontane. Ora, che le genti arrivano lì dove siamo e che i non credenti non sono lontani, la missione chiede che lasciare e andare si trasformino in un dinamismo psichico. Lo esige, più di ieri, la qualità delle relazioni.
Andare e lasciare: si tratta di un ‘movimento’ motivato da una ‘visione’ che provoca una sana inquietudine. Nasce dalla chiamata a uscire dal grigiore della banalità, a liberarsi dal peso delle mille cose e proposte allettanti, a dare senso al vivere, aprirsi agli altri e “generare vita”. Viene dal profondo e chiede di andare là, nelle profondità dell’anima. Non è facile, ma possibile per chi riesce a darsi tempi di riflessione, di preghiera e di meditazione. La cultura sapienziale dell’antico Oriente ha elaborato percorsi meditativi efficaci e ancora attuali, ma, nell’attuale cultura della rincorsa, sono scarsamente conosciuti e disattesi.

Una meditazione che consenta di andare nel profondo può comunque essere realizzata da chiunque lo desideri realmente. Si tratta di fermarsi in un luogo che favorisca la concentrazione e trovare una postura adatta.2 Importante è porsi, anche nei propri confronti, in un atteggiamento non giudicante e sotto lo sguardo avvolgente di Colui che sa, comprende, ama. In compagnia è più facile percorrere la discesa tenendo a freno la tendenza a rifiutare, coprire e scusare i propri errori e limiti. In compagnia si attenua la paura di non essere all’altezza e diviene meno faticoso riconoscere le proprie tensioni, le rabbie e i rimuginamenti dovuti a incomprensioni, disattenzioni, offese che comunque avvengono nelle relazioni. In questo clima, con il riconoscimento, diviene possibile anche lasciar andare, liberarsi da tensioni, rabbie e rimuginamenti ricorrenti.
“L’insegnamento comincia quando osiamo abbracciare le domande che bruciano nel cuore delle persone”.
(Card. Radcliffe Timothy)
Un aiuto efficace a lasciar andare i pesi è anche la pratica della respirazione consapevole. Si tratta di rendersi consapevoli dell’importanza del respiro e di ritmarlo con il pensiero: nell’inspirazione, pensare di assumere energia positiva e di lasciar uscire, nell’espirazione, le negatività. Questo esercizio può essere ritmato con la preghiera del Pellegrino russo, “Signore Gesù, abbi pietà di me”, cioè pensando o dicendo nell’inspirazione, Signore Gesù e nell’espirazione, abbi pietà di me. E’ più praticabile della meditazione, ma richiede pure tempo e costanza.

Lasciar andare3 libera da tensioni e malesseri ingombranti e consente di andare là, nelle profondità dell’essere, toccare il cielo, respirare il divino, conoscere la pace. Alleggerite dalle tensioni interiori e anche da quel dover essere moderne/i ed efficienti indotto dall’attuale cultura e dimorando in Sua compagnia,4 diviene possibile andare in missione e, attraverso l’accoglienza, l’ascolto, la prossimità generare vita, evangelizzare. In Sua compagnia è possibile comunicare vita anche solo con una presenza discreta, uno sguardo di compassione, un delicato silenzio.
“Ogni insegnamento e predicazione scaturiscano dalla compassione verso la vita e le vicende delle persone”.
(Card. Radcliffe Timothy)
La pratica meditativa come pure la respirazione consapevole perché diventino un efficace aiuto alle relazioni richiedono tempo, costanza, quotidianità. Non basta una giornata formativa, un corso di specializzazione e neppure una iniziale e buona formazione. Nei normali percorsi formativi le pratiche meditative non sono ancora sufficientemente tenute presenti. La pratica meditativa, come ogni arte, richiede un quotidiano e costante allenamento. Le relazioni interpersonali sono quotidiane come pure gli imprevisti, le provocazioni, gli screzi e il possibile ritorno, con il ricordo, del peso di lontani rancori da gestire positivamente.
A monte del problema tempo, c’ è quello della consapevolezza. Nell’attuale clima culturale, vedere oltre, rendersi conto che il comodo e il facile, la corsa e la rincorsa non arrivano all’essenziale, al cuore della missione, è una enorme difficoltà. Fino a quando la meditazione viene vista come un’esperienza per amatori, una pratica non necessaria, una cosa da altri tempi, da quando non c’erano le possibilità e i mezzi attualmente a disposizione, il tempo non si trova.
Vedere oltre quello che l’attuale cultura oscura e superare il comodo egocentrismo di tutti i tempi per seguire l’ispirazione profonda a lasciare e andare è da visionari, da sognatori, da ‘folli’. Sono presenti nella storia della santità, ma non mancano nelle narrazioni della letteratura classica. Nella condivisione delle presenti riflessioni, un amico appassionato di Don Chisciotte della Mancia,5 l’opera classica di Miguel Cervantes, osservava come Don Chisciotte, un nobile che impazzisce per la sua fede incrollabile in qualcosa che gli altri non vedono e il desiderio di sacrificare tutto (comodità, salute e riputazione) per il bene del prossimo, potrebbe essere visto come una figura di ‘missionario’. Nel mondo attuale diventato troppo razionale, freddo e violento, la ‘follia spirituale’ di Don Chisciotte, come quella di molti Santi e Sante, diventa un forte richiamo per l’efficacia della missione.
Essere considerati folli, visionari, sognatori, per lasciare e andare a portare la lieta Notizia lì dove siamo è l’avventura di chi, in Sua compagnia, raggiunge la libertà, la saggezza, la pienezza di umanità.

- RADCLIFFE Timothy, La sorpresa della speranza. Meditazioni su una Chiesa in cammino, Libreria Editrice Vaticana, gennaio 2026. ↩︎
- Indicazioni più precise e utili consigli riguardanti le posture e i vari metodi di meditazione si possono trovare facilmente in internet. ↩︎
- La lettura dell’ultimo libro di LUMERA Daniel, Ti lascio andare. Come alleggerirsi da pensieri, ricordi e altri pesi invisibili, Mondadori, Milano 2025, vorrebbe essere più che un consiglio per approfondire le scarne riflessioni dell’articolo. L’Autore è considerato uno dei massimi esperti nella pratica della meditazione. Nel libro, oltre ad evidenziare anche scientificamente i benefici spirituali e psicologici della meditazione, offre indicazioni utili e di facile applicazione. ↩︎
- Nella Strenna del 2026, a pagina 59, il Rettor Maggiore richiama all’importanza di ‘soggiornare’ nella “fornace dell’amore di Dio”. E’ un richiamo che torna di continuo anche nelle Lettere circolari di Madre Chiara.
↩︎ - Bottin Valerio, architetto progettista. Nell’Associazione Genitori dell’Istituto Don Bosco di Padova collabora soprattutto come poeta e regista teatrale. ↩︎