Andare verso gli ultimi: leadership salesiana in tempi di nuove povertà

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Leadership salesiana: identità che diventa decisione

Riflettere sulla leadership salesiana nell’educazione non significa aggiungere una patina devozionale alla leadership scolastica. Significa riconoscere una forma specifica di animare e trasformare la scuola a partire da un’identità pedagogica e carismatica capace di riordinare priorità, decisioni curriculari e stili di presenza educativa per proteggere le traiettorie di vita e aprire il futuro, soprattutto là dove emergono nuove povertà giovanili.

In questa prospettiva, la leadership salesiana integra competenze direttive, pedagogiche e relazionali per creare ambienti preventivi in cui i giovani – soprattutto i più poveri – possano imparare, appartenere, crescere e progettare la propria vita. Guidare in modo salesiano significa trasformare il carisma in cultura organizzativa e il Sistema Preventivo in decisioni concrete che pongano gli ultimi al centro reale della scuola, affinché l’opzione preferenziale diventi struttura di cura e di giustizia educativa.

Povertà oggi: volti che chiedono un nome

Parlare oggi di povertà non è soltanto descrivere carenze economiche. È riconoscere una realtà in cui si intrecciano privazioni materiali, fragilità dei legami, esclusione culturale, disuguaglianze territoriali e vulnerabilità di fronte alle crisi sociali e tecnologiche. La povertà diventa più silenziosa, più urbana, più infantile e più giovanile, e spesso va di pari passo con insicurezza alimentare, migrazione, violenza e fratture comunitarie.

I dati recenti in Europa lo confermano. In Italia, nel 2024, più di uno su quattro tra i minori di 16 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale, con percentuali che aumentano nel Mezzogiorno e nelle Isole e tra ragazze e ragazzi con cittadinanza non italiana. Questo rischio cresce quando il livello di istruzione dei genitori è basso e quando la famiglia è guidata da una madre sola, e si traduce anche in povertà alimentare: migliaia di minori crescono senza la certezza di almeno un pasto adeguato al giorno. Tutto ciò disegna un circolo vizioso tra povertà materiale e povertà educativa che condiziona profondamente le opportunità di apprendimento e di futuro.

L’esperienza di Dorothy Day, giornalista statunitense e fondatrice del Catholic Worker Movement, aiuta a guardare in faccia questi volti senza idealizzazioni. Il suo racconto ricorda che la povertà è anche mancanza di spazio, di luce e di aria; sovraffollamento; logoramento quotidiano, e quella fragilità accumulata in cui un imprevisto o una malattia precipitano la caduta. Avverte inoltre che la povertà diventa invisibile se non la nominiamo con perseveranza. Questa lucidità esige che le istituzioni sociali – e tra esse la scuola – non la trattino come una questione occasionale di beneficenza, ma come criterio stabile di lettura della realtà e di orientamento delle decisioni educative.

«Andate verso i poveri»: orizzonte ecclesiale ed educativo

I documenti di Papa Leone XIV confermano con chiarezza questa direzione. Dilexi te sottolinea il legame tra l’amore di Cristo e la vicinanza concreta ai poveri, e sostiene un’opzione ferma a favore dei più deboli: senza esclusivismi, ma con una priorità reale. Disegnare nuove mappe di speranza orienta lo sguardo verso le forme contemporanee di povertà che attraversano l’infanzia e la giovinezza, soprattutto quando si traducono in mancanza di opportunità reali per imparare e partecipare alla vita sociale.

Leggere la povertà a partire dall’educazione significa riconoscere che ogni aula, ogni cortile e ogni presenza salesiana sono chiamati a diventare soglia di dignità per chi è privo di risorse materiali, di capitale culturale, di accompagnamento affettivo o di un accesso giusto al mondo digitale. Da qui, esercitare la leadership salesiana nella scuola non si riduce a «occuparsi» dei poveri, ma riordina l’istituzione affinché gli ultimi siano i primi nelle priorità pedagogiche e nell’uso del tempo e delle risorse.

In chiave salesiana: il Sistema Preventivo di fronte alla povertà educativa

In chiave salesiana, questo orizzonte è memoria originaria. Don Bosco a Torino e Maria Mazzarello a Mornese, hanno iniziato la loro opera là dove la povertà si traduceva in giornate interminabili di lavoro, insicurezza familiare e assenza di opportunità scolastiche. Molto prima che parlassimo di «povertà educativa», l’oratorio e le scuole salesiane hanno offerto tempo, studio, amicizia, fede e organizzazione comunitaria perché ragazzi e ragazze potessero ricominciare.

L’intuizione carismatica che li ha mossi mantiene tutta la sua forza: il luogo di autenticità del carisma è sempre il/la giovane vulnerabile. Per questo il Sistema Preventivo continua a essere bussola per un tempo in cui le povertà giovanili – materiali, educative, affettive, digitali – si sono diversificate e fatte più complesse. La leadership salesiana, vissuta oggi come missione condivisa tra religiose e laici, è chiamata a tradurre questa bussola in decisioni concrete: dare priorità ai contesti di maggiore esclusione, sostenere itinerari formativi flessibili, garantire supporti socio-emotivi e leggere la povertà educativa come un appello a riconfigurare la missione.

Così, l’opzione preferenziale per i poveri diventa forma di governo della missione: criteri di ammissione, organizzazione scolastica, alleanze con il territorio e uso delle risorse si valutano alla luce di una domanda scomoda ed evangelica: chi sono oggi coloro che restano fuori e quali decisioni ci manca ancora di prendere perché possano entrare?

Ragione, religione e amore: governo della missione

La leadership salesiana del presente sostiene una convinzione essenziale: la prevenzione non è solo tecnica educativa, ma etica pastorale di vicinanza e politica istituzionale di giustizia.

  • Ragione: leggere le traiettorie con intelligenza pedagogica, distinguere tra uguaglianza formale ed equità reale, anticipare i rischi e sostenere gli apprendimenti essenziali.
  • Religione: offrire interiorità, senso e orizzonte come speranza realistica che sostiene la vita quando le condizioni materiali e affettive sono fragili.
  • Amore: tradurre l’opzione preferenziale in una presenza educativa stabile: accompagnamento quotidiano, legame protettivo, clima di famiglia e gioia che ricostruisce la dignità.

«Andate verso i poveri», in chiave preventiva, significa prevenire il danno e costruire condizioni di vita, di apprendimento e di comunità in cui il giovane e la giovane trovino una casa, un cortile e un progetto.

Ciò include la dimensione digitale della povertà giovanile. Il messaggio di Papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale pone l’accento sulla responsabilità etica e sulla cura di bambini, bambine e ragazzi. La chiave preventiva invita a formare il discernimento critico, a custodire la convivenza e ad accompagnare il mondo emotivo nelle reti, perché la tecnologia non amplifichi i divari né indebolisca l’umanità del processo educativo.

Tre movimenti di una leadership fedele

La leadership salesiana può articolarsi in tre movimenti inseparabili:

  1. Spostarsi verso le periferie giovanili – geografiche, affettive, educative e digitali – senza aspettare che il bisogno arrivi agli uffici e ai protocolli.
  2. Ascoltare i poveri come soggetti di parola e di intelligenza sociale, capaci di mostrare dove le nostre strutture non sostengono ancora sufficientemente la vita.
  3. Trasformare la vicinanza in decisione istituzionale sostenibile: inclusione effettiva, itinerari flessibili, supporti socio-emotivi, lavoro in rete e partecipazione reale di famiglie e comunità vulnerabili.

In sintesi, le «nuove mappe di speranza» e il richiamo ad andare verso i poveri rafforzano il nucleo della leadership salesiana: il Sistema Preventivo come bussola pratica per custodire le traiettorie e prevenire le esclusioni. La prova di autenticità non sarà la perfezione dei nostri piani, ma se un giovane o una giovane vulnerabile potrà dire: «Qui sono importante, qui posso imparare, qui posso crescere, qui la mia vita si apre al futuro».

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