I poveri che donano

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Suor Ausilia Vizzi è una Figlia di Maria Ausiliatrice italiana, originaria dell’Ispettoria Meridionale, da 34 anni missionaria nell’Ispettoria “Madre di Dio” – Africa Ovest (AFO). È stata per molti anni responsabile di comunità di una casa di formazione, maestra delle novizie, ispettrice.

Qual è la tua esperienza di missionaria?
In questi 34 anni ho avuto la grazia di vivere tante esperienze molto ricche e significative che mi hanno formata anche come FMA. Vorrei condividere, in particolare, l’esperienza vissuta nella missione che abbiamo nel Mali, verso la frontiera del Burkina Faso, una zona molto abbandonata anche dal Governo. È una parte abitata prevalentemente da cristiani, in una nazione che è in maggioranza musulmana. Questa missione si trova nella Savana, nella natura incontaminata. Non ci sono strade per arrivare, ma solo piccoli sentieri, bisogna orientarsi per arrivare al villaggio dove c’è soltanto una scuola elementare cattolica e il nostro dispensario. A settembre, tutti i ragazzi che vogliono continuare gli studi vanno in città e restano nel villaggio soltanto i bambini, gli anziani e qualche giovane che lavora nei campi per aiutare la famiglia. In questo villaggio ero responsabile amministrativo del dispensario, perché non sono infermiera, ma questo aspetto della nostra missione mi attira molto. Riceviamo ogni giorno moltissimi malati che vengono non soltanto dal Mali ma anche dalle altre nazioni vicine. Il contatto con i malati mi toccava molto perché vedevo persone che soffrivano veramente tanto, ma con una serenità, una pace che veramente mi lasciava senza parole. A un certo punto mi sono resa conto com’era facile abituarsi alla malattia, alla sofferenza e anche alla morte perché molta gente arrivava da noi e moriva quasi subito perché prima di venire al dispensario si era rivolta a diversi sciamani o stregoni. Questa esperienza è stata per me molto forte e mi ha fatto crescere nell’aspetto della misericordia, della vicinanza. Spesso richiamavo anche l’attenzione del personale perché non si abituasse alla sofferenza delle persone, alla morte, alla malattia…

Cosa hai apprezzato di più degli abitanti del villaggio?
Un aspetto che mi colpiva era il senso di riconoscenza di questa gente povera, veramente essenziale, ma molto generosa. Non ci si può fermare davanti a una casa per salutare e andare via con le mani vuote, perché offrono sempre qualcosa. In questo villaggio non c’era niente, non avevamo neanche il telefono, l’unico modo per comunicare con l’Ispettoria e le altre realtà era la radio della diocesi. Anche noi FMA, quindi, abbiamo fatto la stessa esperienza di essenzialità. In altri posti di missione tante cose sembravano indispensabili, essenziali. Invece lì si poteva vivere tranquillamente senza e la presenza e la vicinanza di Gesù diventava più forte. Questo mi ha permesso di ritornare spesso a quello che è veramente l’essenza della mia vocazione di FMA e della mia vocazione missionaria: Gesù, e fare tutto per Lui. Ho sperimentato la parola di Gesù: “Sarò sempre con te, non ti abbandonerò”.

Come hai sperimentato questa vicinanza di Gesù?
Con uno sguardo al passato, riflettendo su questa tappa della mia vita, noto come in alcune situazioni ho detto delle cose, ho preso delle decisioni per le quali ora mi chiedo: ma come ho fatto? Sono stata capace di fare e di dire cose al momento opportuno. E allora mi sono ricordata di una conversazione con madre Yvonne che mi aveva raggiunto in questa missione con una telefonata un po’ difficoltosa perché per parlare dovevo usare un altoparlante e stare lontano dalla stazione radio perché avvicinandosi si perdeva il segnale. Madre Yvonne mi diceva: “Vai tranquilla perché il Signore ti metterà sulla bocca la parola che ti serve per ogni giorno, non il giorno prima, non il giorno dopo, ma nel momento opportuno”. E posso dire di aver sperimentato questo nella concretezza della vita ed è stato per me veramente motivo di crescita in questa fiducia nella Parola del Signore. Sono veramente molto riconoscente a Lui per il dono della vocazione missionaria che mi ha resa felice e mi rende ancora felice. Sono molto contenta di continuare in questa esperienza. La vita missionaria allarga il cuore e fa crescere la creatività.

Cosa consiglieresti alle neo-missionarie che si preparano a vivere questa esperienza?
Vorrei dire alle nostre giovani neo missionarie di avere prima di tutto un senso di riconoscenza al Signore per il dono della vocazione missionaria perché è veramente una fortuna grande, è una grazia grande essere chiamate ad “andare…”. Quando ci si prepara a partire non si deve pensare di andare a donare, a fare. Nella mia esperienza ho visto, invece, che ho più ricevuto che dato. Quello che ho ricevuto e quello che ricevo ogni giorno nella vita, nella missione è molto più grande, molto più forte di quello che ho potuto dare. Ringrazio veramente il Signore per questo dono e vorrei che le mie giovani sorelle che si preparano ad andare in missione partissero veramente con questa gioia riconoscente e questo entusiasmo.

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