I poveri del nostro tempo

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Andate… L’invito di Gesù porta con sé anche una domanda essenziale: tra quali poveri siamo chiamati a camminare oggi? La risposta non può limitarsi alle forme di povertà che si manifestano nella mancanza di cibo, di casa, di lavoro o di istruzione, pur rimanendo queste una ferita aperta che interpella ogni credente e ogni comunità educante. Il nostro tempo ci pone di fronte a povertà nuove, spesso silenziose e meno riconoscibili, che abitano il cuore delle persone e attraversano le relazioni, i contesti sociali e gli ambienti digitali.

Sono poveri i giovani che, pur circondati da opportunità e connessioni, sperimentano una profonda solitudine e la fatica di costruire legami autentici. Sono poveri coloro che vivono senza un orizzonte di senso, disorientati da un presente frammentato e incapaci di immaginare il futuro con speranza. Sono poveri quanti si sentono invisibili, esclusi, non ascoltati, privati della possibilità di esprimere i propri talenti e di sentirsi accolti per ciò che sono.

Esistono poi povertà meno evidenti, ma non meno dolorose: la fragilità affettiva, la dipendenza da modelli che riducono la persona al successo o alla prestazione, la mancanza di fiducia negli altri e in sé stessi, la perdita della dimensione spirituale come luogo di incontro con Dio e con la propria interiorità. Sono povertà che non sempre emergono nelle statistiche, ma che segnano la vita di molti ragazzi e ragazze, delle famiglie e delle comunità.

La missionarietà salesiana è chiamata ad abitare proprio questi luoghi di confine, con uno stile fatto di prossimità, ascolto e presenza educativa. Non si tratta soltanto di offrire risposte, ma di condividere cammini, generando spazi nei quali ogni giovane possa sentirsi riconosciuto, accompagnato e valorizzato. L’educazione diventa così una forma concreta di missione: un modo di annunciare il Vangelo attraverso relazioni che restituiscono fiducia, libertà e speranza.

Andare tra i poveri, oggi, significa quindi lasciarsi interpellare dalle molteplici forme di vulnerabilità che caratterizzano il nostro tempo, senza pregiudizi e senza paura di percorrere strade nuove. Significa riconoscere che ogni persona porta con sé un desiderio di bene, di felicità e di pienezza, e che la presenza di una comunità capace di accogliere, educare e testimoniare può diventare il segno concreto dell’amore di Dio. In questa fedeltà creativa al Vangelo e al carisma di Don Bosco e di Madre Mazzarello, la missione continua a rinnovarsi, raggiungendo le periferie visibili e quelle nascoste del mondo contemporaneo.

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