Le nuove mappe e la bussola

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Papa Francesco ha osservato «enormi e rapidi cambiamenti culturali» (Evangelii gaudium, 82) e usato il neologismo rapidación, riferendosi «all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro» (Laudato si’, 18). Leone XIV ha evocato «l’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali» (Dilexi te, 82). Anche sulla scena geopolitica assistiamo a cambiamenti repentini.

Catechisti, formatori di novizie e novizi, insegnanti in seminari, scuole e università cattoliche possono chiedersi: a quali missioni e a quale mondo stiamo preparando coloro che accompagniamo? La missione è ovunque, anche qui. Lo mostrano i numeri crescenti di catecumeni, molti dei quali senza alcuna tradizione cristiana. Mons. Valentin, Vescovo di Carcassone e Narbona, stima che in alcuni casi tali catecumeni “sconvolgeranno il volto” delle nostre parrocchie, e si chiede se sapremo accoglierli e lasciarci trasformare da loro (intervista con Aleteia, ed. francese, 26 marzo 2026).

Papa Leone XIV ha usato la metafora della mappa rivolgendosi al mondo dell’educazione cattolica, esortandolo a funzionare come un «laboratorio di discernimento, innovazione pedagogica e testimonianza profetica. Disegnare nuove mappe di speranza: è questa l’urgenza del mandato» (Disegnare nuove mappe di speranza, 11).

Le mappe furono utili ai viaggiatori nella loro progressione che ha portato alla maggiore precisione delle mappe stesse, completate con nuovi elementi topografici. Con la diversificazione e la moltiplicazione dei dati disponibili, una mappa oggi può raffigurare situazioni e tendenze di ogni tipo.

Immaginiamo una mappa per la missione in un mondo che cambia, elaborata in base all’esperienza della Chiesa locale e a una sana sussidiarietà verticale. Spiega il Documento finale del Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione: «la sinodalità è il camminare insieme dei Cristiani con Cristo e verso il Regno di Dio, in unione a tutta l’umanità; orientata alla missione, essa comporta il riunirsi in assemblea ai diversi livelli della vita ecclesiale, l’ascolto reciproco, il dialogo, il discernimento comunitario, il formarsi del consenso come espressione del rendersi presente di Cristo vivo nello Spirito e l’assunzione di una decisione in una corresponsabilità differenziata» (28).

Gli elementi del “camminare insieme”, dell’“ascolto reciproco” e del “dialogo” premuniscono dall’accontentarsi di un’istantanea, di un sondaggio una tantum. Consentono di rimanere sintonizzati con una realtà dinamica, consapevoli del fatto che «la realtà è superiore all’idea» (Evangelii gaudium, 231-232). Si evitano così ragionamenti astratti e decisioni scollegate da quei problemi (cf. Laudato si’, 49) che davvero interessano quanti siamo incaricati di accompagnare. Si favorisce invece il loro protagonismo, rispettandone la dignità (Caritas in veritate, 57). Gesù stesso intavolò un dialogo rispettoso con un cieco, chiedendogli «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (Mc 10,51), invece di guarirlo subito.

La legenda di una tale mappa mostrerebbe speranze e difficoltà, progettualità, mezzi necessari e disponibili. Rappresenterebbe le priorità d’intervento in base al principio dell’opzione preferenziale per i poveri (Dilexi te, 16-20; 99). La legenda ci consentirebbe così di navigare in diverse periferie e di comprendere le numerose sfaccettature della povertà (DMA 2/2026, p. 43). Appositi pittogrammi, infine, indicherebbero livelli e tempi d’intervento.

Per essere concreti, esistono impegni che generano speranza, diversi benché collegati tra di loro: nutrire un affamato; fare in modo che possa guadagnarsi da vivere; fare advocacy; adoperarsi per sanare ingiustizie strutturali. Tali impegni richiedono tempi e talvolta expertise particolari. Anche per questo la mappa ci aiuterebbe a lavorare in rete: dove si identificano strutture di peccato, avviare strutture di grazia.

E la bussola per navigare? La domanda non si estingue con una lista di soft skills. Rimane Cristo. Lui è la (sola) via (Gv 14,6). In un mondo che cambia, le sue parole non passano (Mt 24,35).

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