Il contesto. La caduta di Babilonia e la diaspora ebraica (Est 1-4)
Dopo la caduta di Gerusalemme, gli ebrei furono condotti a Babilonia. La stessa Babilonia è poi caduta nel 539 a.C., per mano di Ciro il Grande, al quale dopo 8 anni seguì Dario I.
Uno dei primi atti di Ciro, il conquistatore persiano di Babilonia, fu quello di incaricare gli esuli ebrei di tornare a Gerusalemme e riscostruire il Tempio. Tuttavia, la maggioranza di essi, almeno inizialmente, non fece ritorno. Molti ebrei, rimasero in Babilonia o si dispersero in altre regioni vicine, compresa la Persia, formandovi importanti colonie. Questa dispersione fa parte della cosiddetta diaspora.
All’inizio del libro di Ester si parla di un grande re di Persia, che governa gran parte del mondo conosciuto. È un re potente ed autorevole. La sua parola è legge in un’ampia fascia della civiltà conosciuta.
È in questo scenario socio-culturale che si inserisce la figura e il messaggio del libro di Ester. Lei, grazie a una serie di avvenimenti disegnati da Dio, divenne regina e si trovò in una posizione favorevole, ma difficile, di evitare lo sterminio del popolo ebraico, durante il regno del re di Persia Artaserse I.
Il coraggio di rischiare: la preghiera e l’audacia di Ester (Est 4, 12k; 5,1).
Ester, giovane donna, regina di un regno che non è il suo, si trova di fronte alla terribile responsabilità di presentarsi al re, chiedere la revoca dell’editto contro gli ebrei.
Ester sa che chiunque si presenti al re senza essere stato prima chiamato è reo di morte, secondo le leggi che vigevano allora nell’impero persiano, e sa che l’unica speranza di salvezza per il suo popolo è che lei infranga questo divieto, a rischio della propria vita.
Ester, “presa da un’angoscia mortale” si rivolge al Signore: “Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, perché un grande pericolo mi sovrasta … Da’ a me coraggio … Tu sai che mi trovo nella necessità e che detesto l’insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico … La tua serva, da quando ha cambiato condizione fino a oggi, non ha gioito se non in te, Signore, Dio di Abramo” (Est 4,17).
Dopo tre giorni, Ester si riveste degli abiti più eleganti, prende con sé due ancelle, e si dirige verso la stanza del re: ha il viso lieto, ma il cuore oppresso dalla paura. Attraversate tutte le porte, si ferma davanti al re. Allo sguardo di lui, pieno di collera, Ester cade a terra, svenuta. Artaserse allora balza giù dal trono e, preso da un moto di dolcezza e insieme preoccupazione, la soccorre. La prende tra le braccia, finché lei non si rialza, e le dice: “Che c’è, Ester? Coraggio, tu non morirai, perché il nostro decreto è solo per la gente comune. Avvicinati”. Ester, dopo ripetuti inviti del re, gli chiede la grazia di risparmiare il suo popolo, e accusa Aman, che manipola la politica imperiale per desiderio di potere, e che è l’ideatore dell’editto di sterminio contro gli ebrei. Artaserse ascolta la preghiera di Ester e fa redigere un contro-editto – lettera di riabilitazione per i Giudei – in cui si annulla l’ordine contro il popolo di Israele, e anzi dispone di punire quanti avessero cercato di far male ai figli di Israele. Così, grazie alla mediazione audace di Ester, il popolo ebraico è scampato a un massacro ormai imminente.

Ester, educatrice alla speranza
“Come potrei sopportare la vista dei mali del mio popolo e come potrei infatti sopravvive allo sterminio della mia stirpe?” (Est 8,6).
La vicenda di Ester contiene un messaggio di forte pregnanza educativa sulla speranza:
- La speranza come dinamismo di cambiamento: La storia di Ester è una storia di speranza che si trasforma in azione. La sua speranza nel futuro e il suo coraggio nel prendere posizione di fronte al male e alle ingiustizie sono elementi chiave della narrazione. Ella ci ricorda che la speranza non è un sentimento passivo, ma soprattutto una virtù attiva e creativa, capace di rischiare nella ricerca del bene.
- La speranza come antidoto alla paura e alla rassegnazione: Il messaggio del libro di Ester è ambientato in un periodo di incertezza e pericolo per il popolo ebraico. Ella non si lascia sopraffare dalla paura. Coltiva, invece, la speranza in un futuro migliore e agisce di conseguenza. Testimonia così, che la speranza può essere un antidoto alla paura e alla disperazione.
- La speranza come elemento di resilienza: Ester affronta molte sfide e difficoltà, ma non si arrende mai di fronte al male. Lei è stata “la piccola sorgente che divenne un fiume” (Est 10,3), testimoniando così, che la speranza è un elemento fondamentale della resilienza, e che anche quando le cose si fanno difficili è possibile trovare la forza di rialzarsi e andare avanti.
- La speranza come dono da condividere: Ester non tiene gelosamente per sé la sua fede e la sua speranza. La condivide con il suo popolo, incoraggiandolo a non disperare e sostenendolo a credere in un futuro migliore. Ella testimonia così che la speranza è un dono da condividere con gli altri, e che anche un piccolo gesto di fiducia e incoraggiamento può fare la differenza nella vita di qualcuno.
* Quale sfide incontriamo oggi nell’educare i giovani e le nostre comunità alla speranza? Siamo capace di dare ragione della speranza che ci abita e la condividiamo con gli altri?